di Michela Becciu in

18 aprile 2002, incidente aereo al Grattacielo Pirelli: un mistero che dura da 15 anni


 

18 aprile 2002, incidente aereo al Grattacielo Pirelli: un mistero che dura da 15 anni. Con Urban Memories ripercorriamo una vicenda le cui cause non sono mai state davvero chiarite, caratterizzata da un retroscena inquietante

Il 18 aprile 2002, esattamente 15 anni fa, quando ancora l’Italia e il mondo erano sconvolti per l’attentato alle Torri Gemelle, si verificò il disastroso incidente aereo al Grattacielo Pirelli: un aereo da turismo si schiantò contro il Pirellone e persero la vita il pilota e due dipendenti regionali, le avvocatesse Alessandra Santonocito e Annamaria Rapetti

L’Aereo Commander pilotato da Luigi Fasulo si schiantò alle 17:46 contro il 26esimo piano del grattacielo Pirelli, allora sede unica della Regione Lombardia. Dopo il devastante impatto si scatenò un vasto incendio che venne spento solo dopo alcune ore. Settanta le persone rimaste ferite. Il velivolo era decollato da Locarno poco prima delle 18, dopo 25 minuti si era collegato via radio con la torre di controllo di Linate per chiedere l’autorizzazione ad atterrare per poi segnalare, poco dopo, un problema al carrello.

Fu scartata dagli inquirenti l’ipotesi dell’attentato, forse inizialmente caldeggiata per via di suggestioni figlie dei tragici eventi dell’11 settembre 2001; in un primo momento furono avanzate alcune congetture, tra le quali il guasto tecnico e il suicidio. Poi a fine 2002, nella relazione d’inchiesta riguardo l’incidente, l’ANSV (Agenzia Nazionale per la Sicurezza al Volo) chiarì che la causa probabile dello schianto fosse da ricercare nell’incapacità del pilota di gestire in maniera adeguata la condotta della fase finale del volo in presenza di problematiche tecnicooperative e ambientali.

Nella ricostruzione di quanto accaduto il rapporto degli ispettori Ansv – che escludevano ogni possibilità che si fosse trattato di un’azione suicida del pilota – spiegava: “La causa più probabile dell’incidente è da ricercare nella incapacità […] di gestire in maniera adeguata la condotta della fase finale del volo in presenza di problematiche tecnico-operative e ambientali . Allo stato della documentazione pervenuta e delle prove raccolte, delle analisi effettuate e della logica sequenziale dei fatti si ritiene ragionevolmente improbabile l’ipotesi di una azione autodistruttiva del pilota”. In realtà le cause di quello che ancora oggi è considerato ‘lo schianto de misteri’ non sono mai state davvero chiarite.

Un retroscena inquietante emerse quando si aprì l’indagine per chiarire quanto accaduto: il pilota Fasulo proprio la mattina del 18 aprile 2002 si recò in Questura a Como insieme a uno dei suoi figli, per sporgere denuncia alla squadra mobile contro alcuni presunti truffatori. L’uomo riferì di una storia di cambiali, assegni e crediti ormai inesigibili, dicendo di essere stato raggirato da un’organizzazione con agganci internazionali. Una vicenda giudiziaria per la quale nemmeno un anno dopo finirono in carcere 9 persone. Solo una coincidenza?

 

 

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