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Abolizione dei vitalizi parlamentari: quanti rischiano di perdere i benefici? Le curiosità (VIDEO)

Abolizione dei vitalizi parlamentari 2018, sono in 2600 a rischiare di perdere i benefici guadagnati a partire dagli anni Ottanta. A darne contezza, nelle ultime ore, è un servizio di SkyTg24 (vedi video in fondo, ndr.) che evidenzia come, ancora oggi, siano a libro paga vecchi leoni della Democrazia Cristiana. Ci sono Ciriaco De Mita o Gerardo Bianco, ad ex presidenti della Camera della Seconda Repubblica, come Gianfranco Fini, Fausto Bertinotti o Irene Pivetti, passando per Massimo D’Alema e alcune centinaia di ex deputati, senza dimenticare le vedove di ex parlamentari. Ammonta a circa 2.600 il numero di ex che percepiscono i vitalizi, presi di mira dal Movimento 5 Stelle, dopo la loro abrogazione nel 2012 per i depurati in carica. Il vitalizio, introdotto negli Anni Ottanta, consisteva in un assegno che il parlamentare incassava a vita una volta tornato alla vita civile.

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Abolizione dei vitalizi parlamentari: qual è la Riforma del Movimento 5 Stelle?

Nel 2012 la riforma ha trasformato il vitalizio in una pensione, dunque percepita al compimento del 65esimo anno di età, quindi calcolata con metodo contributivo (pro rata). Analogamente a quanto avvenne con la riforma Dini delle normali pensioni nel 1995, il pregresso venne fatto salvo, sulla base di alcune sentenze della Corte Costituzionale per le quali i diritti acquisiti sono intangibili. Il che significa che gli assegni degli ex parlamentari non sono stati toccati e che la parte della futura pensione dei parlamentari in carica maturata fino al 2012, viene calcolata col vecchio metodo. Il piano di M5s è trasformare in pensioni calcolate con metodo contributivo sia i vitalizi degli ex parlamentari, sia la parte maturata fino al 2012 dai parlamentari attualmente in carica. Il che comporterebbe un taglio agli assegni con un risparmio per le casse di Camera e Senato.

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Abolizione dei vitalizi parlamentari: perché basta un decreto legge

Essendo stati introdotti da una delibera degli uffici di presidenza di Camera e Senato, i vitalizi possono essere modificati da una analogo atto, senza bisogno di una legge. E a M5s, che ha fatto man bassa di cariche negli uffici di presidenza delle due Camere, manca solo un voto per avere la maggioranza e portare a termine il loro piano. Intanto, gli ex parlamentari si difendono grazie a una Associazione che ne raccoglie 1.500, oggi guidati da Antonello Falomi che mette in guardia: “noi siamo pronti a contribuire ai risparmi, ma l’unico modo che rispetti le sentenze della Consulta è un contributo di solidarietà”. “Il vero pericolo – aggiunge Falomi – è introdurre un pericoloso precedente nel sistema per il ricalcolo delle pensioni degli italiani, come chiede il Fmi. Non a caso Cottarelli è considerato dai M5s a loro vicino”. Senza contare “le numerose vedove di ex parlamentari che hanno in quell’assegno l’unico mezzo di sostentamento”.

 

 

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