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Abolizione voucher: e ora che succede?

I voucher INPS, o buoni lavoro, sono stati aboliti dal Governo, con la conseguenza, tra le altre, di rendere inutile il referendum programmato per il 28 Maggio. Quali sono state le conseguenze immediate? Come ci si deve regolare da qui in avanti? Ci saranno sistemi alternativi?

Abolizione voucher: le conseguenze immediate

La conseguenza immediata dell’abolizione dei voucher è che non è più stato possibile acquistarli a partire dal 17 marzo. I voucher acquistati fino a questa data sono utilizzabili fino al 31 Dicembre 2017. Ci sono stati sabato 18 dei problemi col sito dell’INPS per chi doveva attivare dei voucher già acquistati, dato che la sezione apposita del sito era inutilizzabile. Evidente la preoccupazione di chi temeva che il sistema fosse stato disabilitato di punto in bianco, facendo perdere del denaro già speso a chi aveva acquistato dei buoni. In realtà, si è trattato di una disconnessione temporanea del sito: la frettolosa cancellazione di questo strumento da parte del governo ha costretto chi gestisce il sito INPS a “disabilitare” al volo la funzione di acquisto online dei voucher, e per questo il sito è rimasto temporaneamente inattivo anche per le altre funzioni. Non potendo attivare i voucher, tutti i lavoratori che lavorano nel weekend, ad esempio il personale extra di ristoranti e bar, hanno dovuto praticamente lavorare “in nero”.

Come bisognerà comportarsi da qui a fine anno?

Una volta passato il momento di panico dovuto alla momentanea disconnessione del sito INPS, sono affiorati i dubbi su come regolarsi rispetto all’utilizzo dei buoni da qui a fine 2017: si temeva che non venissero più rispettati i limiti all’utilizzo dei voucher. Anche da questo punto di vista, è stata trovata una soluzione: il Governo ha emanato un comunicato stampa che precisa come i limiti esistenti precedentemente all’abolizione, rimangono in vigore, come ad esempio il limite di 7.000 € all’anno che un lavoratore può guadagnare attraverso i Voucher, di cui massimo 2.000 € per ogni singolo committente, come nel nostro articolo su pro e contro dei voucher. Singolare l’idea che un comunicato stampa abbia il potere di rendere di nuovo effettiva una norma cancellata, ma non possiamo stare a far tanto i pignoli, e nemmeno i populisti. Meglio avere un chiarimento che non averlo del tutto, se poi, bontà loro, vorranno emanare una norma transitoria, tanto meglio.

Ci saranno dei sistemi alternativi ai voucher?

Con l’abolizione dei voucher, il Governo Gentiloni ha non solo evitato un referendum, ma soprattutto ha disinnescato una logorante polemica interna nella maggioranza parlamentare e all’interno del partito principale della maggioranza, già dilaniato dalle consuete faide intestine. Eliminato lo strumento con cui da anni era regolamentato il lavoro occasionale, o accessorio, ci si accorge adesso che si renderebbe necessario un altro modo per “regolarizzare” le prestazioni lavorative cosiddette accessorie. Pare che, contrariamente all’opinione che certe forze politiche contribuiscono a diffondere, chi svolge lavori occasionali, ad esempio la baby-sitter, difficilmente verrà assunta a tempo pieno con un contratto a tempo indeterminato, e nemmeno a tempo determinato. Quindi, a meno di rischiare mega multe per qualche decina di euro guadagnato senza ricevuta, chi svolge lavori occasionali dovrà iniziare a far ricevuta, o fattura, pagare ritenute d’acconto, pagarsi l’INPS, il tutto previo incarico a un commercialista. O alla peggio a quelle opere di beneficienza note come CAF dei sindacati.

Si pensa a soluzioni alternative, in ogni caso, da nuove forme contrattuali, che siano flessibili ma senza scandalizzare la CGIL, a “portali” che mettano in contatto chi offre lavoro con chi si candida a fare lavori occasionali, come se il problema fosse l’incontro tra domanda e offerta, e non il costo dell’intermediazione da parte dello stato e dell’INPS, che già oggi si “pappa” mezzo € sui 2,5 € di trattenuta su un voucher da 10 €, per i soli costi di funzionamento. Vengono fatte anche balenare possibilità di introdurre forme contrattuali simili al mini-jobs tedesco, che in realtà è un contratto di lavoro part-time ma NON occasionale. Addirittura si ipotizza, come da noi riportato, la detassazione di alcune prestazioni professionali, come le pulizie, la cura degli anziani, etc. Speriamo che il governo opti, appunto, per una soluzione logica, senza che le stesse forze interne al governo creino nuovi ostacoli. La speranza, come si usa dire, è l’ultima a morire…

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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