di Stephanie Barone in , ,

Aborto e unioni civili, l’ONU bacchetta l’Italia: ecco la situazione


 

Un report non positivo per l’Italia dall’ONU: l’Organizzazione infatti rivela ancora grosse mancanze e tutele su aborto e unioni civili nel Bel Paese.

Onu concorsi 2015 2016

Due gli argomenti principali sui quali l’Italia è stata bacchettata dall’ONU nelle sue “osservazioni conclusive” del 2017: aborto e unioni civili. I diritti della persona sarebbero quindi al centro delle maggiori problematiche riscontrate dal Comitato dei Diritti Umani dell’ONU. Per l’Organizzazione troppi i medici obiettori di coscienza in Italia che non permettono allo Stato di garantire il diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza, tutelata dalla legge. Troppe “le difficoltà di accesso agli aborti legali a causa del numero di medici che si rifiutano di praticare l’interruzione di gravidanza per motivi di coscienza” che non permettono di tutelare la salute della donna ma soprattutto che espongono ad un elevato numero di aborti clandestini. Ed ecco quindi l’ammonizione: “Lo Stato dovrebbe adottare misure necessarie per garantire il libero e tempestivo accesso ai servizi di aborto legale, con un sistema di riferimento valido”. 

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La seconda segnalazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite all’Italia arriva invece per la legge unioni civili, approvata lo scorso anno in Parlamento. “L’Italia dovrebbe considerare la possibilità di permettere” loro “di adottare bambini, compresi i figli biologici del partner, e assicurare ai bambini che vivono in famiglie omosessuali la stessa tutela legale di quelli che vivono in famiglie etero” nonché lo stesso accesso alla fecondazione in vitro che hanno le coppie di genere differente. Insomma il Comitato dei Diritti Umani storce il naso di fronte ad una legge approvata a metà.

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Qual è quindi, per quel che riguarda l’aborto, l’attuale situazione italiana? Nell’arco di trent’anni, anche grazie al progresso tecnologico e all’emancipazione femminile il numero degli aborti è diminuiti sensibilmente: nel 1983 erano 233.976 mentre nel 2013 erano stati 102.760, fino a scendere sotto i 100 mila l’anno successivo. Malgrado ciò però rimane altissimo il numero di ginecologi obiettori di coscienza, molto spesso concentrati fino all’80 o al 90% del totale in alcune regioni come Campania e Molise.

Ad oggi, come spiega Laiga (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della Legge 194), non c’è un elenco di medici non obiettori di coscienza né di strutture che pratica l’aborto. Malgrado ciò il Ministro Beatrice Lorenzin ribadisce che il problema non sussiste: i ginecologi non obiettori “nel 1983 effettuavano 3,3 Ivg a testa a settimana, mentre ne effettuano 1,6 nel 2013. E dalle Regioni non è giunta alcuna segnalazione di carenza di medici non obiettori”.

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