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Addio a 1 e 2 centesimi: chi l’ha fatto prima dell’Italia e cosa comporterà

L’addio alle monetine da 1 e 2 centesimi sembra più vicino di quanto si pensi. La commissione Bilancio della Camera ha infatti dato il via libera all’emendamento del deputato palermitano Sergio Boccadutri che ne sospende il conio a partire dal 2018. Niente più “ferraglia” quindi a partire dal 1° gennaio del prossimo anno, anche se quelle vecchie continueranno a circolare. Ora la decisione dell’Italia andrà comunicata alla Bce. Una questione prettamente economica, pare. Allo Stato infatti la produzione di queste monete costa più di quanto effettivamente valgono.

Come riporta il Corriere della Sera infatti “per ogni moneta da 1 centesimo i costi a carico dello Stato ammontano a 4,5 centesimi mentre per ogni moneta da 2 centesimi a 5,2 centesimi”. Uno sproposito che però non ha fermato l’Unione Europa. Le monetine da 1, 2 e 5 centesimi rappresenterebbero infatti circa l’80% della produzione monetaria. Uno spreco a cui l’Italia sembra finalmente voler dire basta. Con la fine del conio delle monetine da 1 e 2 centesimi infatti lo Stato dovrebbe andare a risparmiare circa 20 milioni di euro l’anno che, secondo quanto previsto, dovrebbero andare al Fondo per la riduzione del debito pubblico.

Addio alle monete da 1 e 2 centesimi: i Paesi che le hanno già abolite

Non è però certamente l’Italia il primo Stato a dire basta a questo spreco. Sono stati diversi infatti i Paesi della zona euro a fermare ben prima la produzione delle monetine da 1 e 2 centesimi. C’è chi, addirittura, contestualmente all’adozione dell’euro nel gennaio 2002, si rifiutava di adottare le due monetine. E’ stato infatti il caso della Finlandia che decise per l’arrotondamento dei prezzi ai più vicini 5 centesimi. Una scelta seguita solo due anni dopo dall’Olanda, nel 2010 dall’Irlanda e nel 2014 dal Belgio. A far ben sperare è il fatto che in questi Paesi, che hanno già adottato l’abolizione del conio delle monetine più piccole, non ci sarebbe stato un innalzamento spropositato dei prezzi. In queste zone infatti è diventata la prassi per chi paga in contanti l’arrotondamento del conto finale della spesa e non dei singoli prodotti.

Cosa comporterà in Italia? Le prime critiche

Secondo quanto previsto dall’emendamento approvato dalla Commissione Bilancio alla Camera è stato pensato un meccanismo di arrotondamento ai 5 centesimi più vicini se si paga in contanti. Inoltre si prevede che l’impatto della norma dovrà essere monitorato dal Garante dei prezzi il quale dovrà riferire ogni sei mesi al Ministero dell’Economia e delle Finanze eventuali anomalie. Esse saranno poi segnalate all’Antitrust.

Dubbioso è però il Codancos, come riporta il Corriere della Sera, che ripensa a quanto accaduto durante il passaggio da lira a euro e al totale innalzamento selvaggio e senza controllo dei prezzi. “Già all’epoca del passaggio dalla lira all’euro abbiamo avuto prova di come le leggi che regolavano gli arrotondamenti siano state violate in modo sistematico da esercenti, commercianti e professionisti. Non abbiamo alcun dubbio sul fatto che l’eliminazione dei centesimi, pur in presenza di regole per l’arrotondamento, darà sfogo ad aggiustamenti dei listini al rialzo e a rincari selvaggi”.

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