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Alessandra Appiano suicidio, parla il marito: la verità sulla morte della nota scrittrice

Alessandra Appiano suicidio, parla il marito a dieci giorni dalla morte della nota giornalista e scrittrice deceduta lo scorso 3 giugno. Attraverso un memoriale il giornalista de Il Fatto quotidiano Nanni Delbecchi ha voluto ricordare la sua amata compagna di vita, che ha scelto di uccidersi lasciando sbigottiti conoscenti, amici e colleghi ignari del tormento che stava vivendo.

“In memoria di mia moglie”, titola Delbecchi il suo pezzo in cui rivela cosa c’è stato dietro il gesto suicida della moglie Alessandra Appiano, scrittrice affermata e volto noto della tv. Con lei ha vissuto 25 anni e la definisce una “sorgente di luce”. “Tutto è raso al suolo in sette settimane per opera di una malattia mentale feroce, rapace, subitanea e violenta. Un male che come un lampionaio spegne una per una le luci della persona che ogni giorno di ha illuminato la vita”. Il marito rispedisce al mittente le parole trapelate in questi giorni che definivano la moglie una donna “fragile”, e svela la natura del male che attanagliava da poche settimane la Appiano, in cura dallo scorso 17 maggio: “Eravamo certi che tutto si sarebbe risolto…”, e a chi ha descritto la Appiano come “una donna fragile, malinconica e segretamente depressa” Nanni Delbecchi risponde: “Ognuno è padrone di dare libero sfogo alla propria nullità e alla propria spazzatura […] Aveva le sue tristezze e le sue malinconie, certo, accentuate da una natura cui si alternavano spleen ed euforia. Era un’artista vera … Dalla terrazza dell’ottavo piano ha guardato per l’ultima volta quella città che amava tanto”.

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Proprio domenica mattina 3 giugno pare che la scrittrice avesse lasciato la clinica Villa Turro a Milano, specializzata nella cura dei disturbi dell’umore, dove era ricoverata da qualche giorno, per andare in un albergo distante alcune centinaia di metri e gettarsi nel vuoto. La Appiano sarebbe morta così. La Procura di Milano ha infatti aperto un fascicolo contro ignoti al fine di verificare le eventuali negligenze da parte della clinica dove era in cura per depressione. “Computer delle mie ridicole brame, dammi una mano” – si legge in un altro passaggio del memoriale scritto da Delbecchi – “Prova tu a dire qualcosa, io non ce la faccio. Prova tu a dire cosa accade quando si perde la compagna con cui si sono condivisi 25 anni ‘vivendo come due ragazzi’, quando si è costruito un sodalizio di anime disperatamente allegro, in fuga dalle convenzioni”.

 

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