di Federico Elboni

Alessandro Gassman Regista per la prima volta con Razzabastarda


 

La prima opera come regista di Alessandro Gassman si intitolo Razzabastarda, deriva da un’opera del cubano Reinaldo Povod ed è stata proiettata in anteprima al Festival del Cinema di Roma

La prima volta come regista di Alessandro Gassman si intitola Razzabastarda, film in bianco e nero che racconta la storia di un romeno in Italia, tratta dall’omonima piece teatrale.
La pellicola è stata presentata in anteprima al Festival del Cinema di Roma dall’entusiasta regista che racconta come si sia deciso a portare al cinema l’opera teatrale che ha avuto un enorme successo di critica e di pubblico con ben 300 repliche e oltre duecentocinquantamila spettatori.

Lo spettacolo nasce dal riadattamento di “Cuba and his Teddy Bear” di Reinaldo Povod, cubano, che racconta del dramma dei cubani fuggiti dalla dittatura, che negli anni ’80 trovano rifugio nel quartiere ghetto del Bronx a New York.
Gassman ha deciso di adattare l’opera al contesto italiano, così il protagonista, Roman, diventa un romeno e il Bronx un quartiere periferico dell’Italia, dove l’immigrato vive ormai da 30 anni insieme al figlio Nicu, cresciuto senza madre.
Roman è invischiato in un giro di criminalità fatto di spaccio e furti ma sogna per il figlio un ambiente pulito e un’esistenza serena che lui non ha potuto avere.

Razzabastarda, scritto in collaborazione con Vittorio Moroni, vede nel cast (oltre a Gassman stesso) anche Michele Placido, Sergio Meogrossi, Manrico Gammarota, Matteo Taranto, oltre al cast teatrale con cui Gassman ha girato l’Italia. Le musiche sono di Pivio e Aldo De Scalzi, con la collaborazione di Francesco Renga, che ha scritto una canzone originale per il tema del film.
Intervistato sulla pellicola l’attore e regista ha spiegato che dopo aver letto l’opera di Povod ha visto un notevole parallelismo tra il Bronx degli anni ’80 e le nostre periferie; inoltre dopo il teatro, è venuto naturale fare il passo successivo e girare un film per il cinema, un film che parla non solo del rapporto padre-figlio ma che dipinge un ritratto della nostra società attuale e dei suoi troppi emarginati.

“Mi sono ispirato a ‘L’odio’ di Mathieu Kassovitz e credo mio padre avrebbe amato questo film senza tanti orpelli, è una storia credibile ma non totalmente realistica”

ha concluso il regista.
Ecco il trailer.

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