di Enzo Ranaudo

Per Alex Del Piero Auguri dall’Italia E’ un Posto che non ti Merita


 

Trentotto anni e tredicimila chilometri: non sentirli. Ecco come si diventa un esempio di sport. Alessandro Del Piero da Conegliano Veneto oggi compie gli anni. Uno meno di Zanetti (Javier, altro grandissimo esempio), due in più di Ronaldo, ritiratosi da tre mesi e con quaranta chili di sovrappeso.

Del Piero Juventus

Mai una sbavatura in una carriera irripetibile. Tocco straordinario di palla, eleganza nei movimenti, nessun gossip: una sola fidanzata storica, Sonia, divenuta madre di tre figli e sua moglie. Insomma, un campione che non ha bisogno di essere presentato a nessuno.

Era il 1993 quando Giampiero Boniperti lo prelevò dal Padova. Il ragazzo era forte già a diciannove anni e uno come Boniperti non poteva lasciarsi sfuggire il gioiello. Entra in campo, per le prime volte, quando sulla panchina della Juventus siede un certo Giovanni Trapattoni. Poi al Trap succede Marcello Lippi. Il toscano dà fiducia al giovane veneto preferendogli Roberto Baggio che lascerà la vecchia signora alla fine del 1994. Di lì a poco esploderà. Nel 1995 vince il suo primo scudetto, primo dopo dieci anni dove la Juventus aveva navigato in acque che non le competevano. Grazie al carisma di gente come Gianluca Vialli e Fabrizio Ravanelli nel 1996 alza la sua unica coppa dalle grandi orecchie. Poi va a Tokio per la finale di coppa intercontinentale: nasce il gol alla Del Piero. Un gioiello di tecnica sopraffina che lascia esterrefatti anche i suoi compagni di squadra. Un altro anno di successi, il 1997, culminato con l’onta subita in finale di Coppa Campioni dal Borussia Dortmund. Nel 1998, il ventiquattro novembre sta giocando allo stadio Friuli. L’incontro è quasi finito, a poco meno di due minuti dal novantesimo, nell’area friulana cerca un pallone al quale non arriverà mai. L’infortunio è durissimo: resta lontano dai campi di calcio quasi un anno. E qui nasce la leggenda del rinnovo dei contratti con Gianni Agnelli in persona. La triade (Moggi, Giraudo e Bettega) scommettono su di lui anche se è rotto.

Scommessa vinta. Del Piero torna e torna a brillare anche la sua stella. Si arriva poi al secondo capitolo Lippi con altre grandissime soddisfazioni e la terza finale di Champions persa: stavolta ai rigori, a vincere sarà il Milan di Ancelotti. Nel 2004 arriva in panchina Fabio Capello. Praticamente a Del Piero lo saluta a stento. Il capitano, però, continua ad allenarsi, ad essere professionale, anche se qualche volta una parolina scappa. La Juve, intanto, diciotto mesi dopo è travolta dallo scandalo più grande che il calcio italiano abbia mai visto: Calciopoli.

Del Piero ScudettoE mentre incalza, e si dice che la Juventus, per la stagione 2006/2007 andrà in serie C1 con trenta punti di penalizzazione, Del Piero si trova in Germania e segna il gol più importante della sua carriera. Lo fa a pochi minuti dalla fine di Italia-Germania: gli azzurri sono in finale. Un tripudio. E quella lingua che sempre più volte fa capolino dalla bocca di Alessandro. Il ritorno in Italia è imperiale: la nazionale vince il quarto mondiale, scippandolo ai tedeschi e vendicando il 1990 di Notti Magiche. Ma il campionato è un’altra cosa: alla fine la Juventus non giocherà in serie A. Si parte dalla cadetteria con 17 punti di penalizzazione. Del Piero, Buffon e Camoranesi restano a Torino, insieme con Trezeguet: tutti gli altri vanno via. Un campionato straordinario anche in serie B e Del Piero è capocannoniere. L’anno successivo si toglie anche la soddisfazione di diventare capocannoniere in serie A. Due anni bui con tre allenatori e troppe sconfitte. Poi l’arrivo di Conte e di nuovo il parcheggio in panchina, complice anche la volontà della dirigenza di non rinnovargli il contratto. A giugno 2012 contro l’Atalanta all’Atleti Azzurri d’Italia la sua ultima partita con la maglia della vecchia signora. Conte lo fa uscire prima per tributargli il giusto saluto. Una standing ovation mai vista prima, nemmeno per l’addio al calcio di Paolo Maldini, trenta minuti di applausi scroscianti e lacrime.

Ora è a Sidney. Ad esportare tutto quanto di buono sa fare con un pallone tra i piedi. A corollare una carriera europea straordinaria altre due gemme: Santiago Bernabeu (sfida al Real in Champions League) sostituito dopo aver segnato due reti, 92mila persone in piedi per ringraziarlo dello spettacolo; Old Trafford, addio al calcio di Paul Scholes (poi tornato sui suoi passi) ed un’altra carrellata da applausi. Ai quali lui non è nemmeno abituato.

Auguri dall‘Italia Alex, un posto, forse, non adatto ad ospitare gente del tuo calibro.

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Correlati

Commenta via Facebook

EDITORIALI