di Michele Iacovone in ,

Alzheimer: dormire poco potrebbe diventare un fattore di rischio


 

Dormire poco e male potrebbe diventare un fattore di rischio per il Morbo di Alzheimer: ecco per quale motivo

Alzheimer, dormire poco e male potrebbe diventare un fattore di rischio

Per combattere il Morbo di Alzheimer e, soprattutto, prevenirlo, bisognerebbe dormire regolarmente. Al contrario, poco riposo e sonno disturbato aumentano i livelli della proteina Tau e di amiloide nel cervello, due sostanza implicate nell’insorgenza della demenza. Secondo gli scienziati, questo potrebbe essere il motivo per il quale soggetti che soffrono di carenza cronica di sonno si ammalino. Lo confermerebbe un recente studio scientifico.

Durante lo studio sono state presi in esame 18 persone sane di età compresa fra i 35 e i 65 anni. Gli individui non avevano alcun disturbo del sonno o deficit cognitivo ed è stato dato loro un bracciale high-tech al fine di monitorare le loro ore di sonno. Successivamente hanno passato una notte in laboratorio dormendo lo stesso numero di ore. Trascorso un mese, l’esperimento in laboratorio è stato ripetuto, ma questa volta è stata fatta indossare una cuffia in grado di emettere suoni allo scopo di disturbare la fare di sonno profondo.

Dai dati è emerso come anche una sola notte insonne possa aumentare la concentrazione di amolide fino al 10 per cento, mentre la proteina Tau è aumentata quando l’insonnia è cominciata a diventare cronica. I ricercatori ci tengono a precisare che questi risultati hanno bisogno di ulteriori analisi per essere confermati. Come hanno infatti spiegato: “Il vero problema sono i disturbi del sonno cronici. Questi potrebbero portare ad un aumento cronico dei livelli di amiloide, che negli studi su animali hanno dimostrato di favorire la formazione delle placche e lo sviluppo dell’Alzheimer“.

* Il contenuto riportato è di carattere orientativo a fini informativi: non sostituisce diagnosi e trattamenti medici. Non deve essere utilizzato per prendere decisioni in merito ad assunzione o sospensione di terapie farmacologiche e non può sostituire il parere di un professionista afferente a qualsiasi disciplina medico scientifica autorizzata.

 

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