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Andy Warhol, curiosità sul maestro della pop art nato 90 anni fa!

Nasceva novant’anni fa Andy Warhol, una delle figure più significative dell’arte del Novecento. Pittore, scultore, sceneggiatore, regista, attore e direttore della fotografia, Andy Warhol ha diffuso la pop art in tutto il mondo. 

Andy Warhol: la vita e gli eccessi

Dopo gli studi in arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology e le prime esperienze sulle principali riviste glamour, come Vogue, nel luglio del 1962 Andy Warhol inaugura la sua prima mostra alla Ferus Gallery di Los Angeles. Tra le sue opere più importanti: la Campbell’s Soup Cans, il dittico di Marilyn, Silver car cash, Otto Elvis, Big eletric chair e il Ritratto di Maurice. 

Eccentrico, stravagante e vanitoso, Andy Warhol è oggi uno degli artisti più famosi di tutti i tempi. A contribuire alla nascita del mito certamente i suoi eccessi e follie poco note al grande pubblico. Scopriamo insieme alcune curiosità sul leader della pop art. Negli anni ’70 partecipava a quattro feste in una sola sera e una volta disse per scherzo che avrebbe partecipato anche “all’inaugurazione di una tazza da gabinetto”. Eppure se ne stava tutto il tempo a fotografare. Non amava socializzare, timido com’era. Impacciato però non era davvero, tanto da cucirsi addosso l’etichetta di «timido narciso». Jeans, t-shirt e giacche di pelle era i capi da lui prediletti. La parrucca argentata con cui Andy Warhol ha esorcizzato lo scorrere del tempo, è uno degli accessori suoi indimenticabili. La passione per l’arte irrompe nella vita dell’uomo all’età di otto anni, quando vittima di un forte esaurimento nervoso è costretto a stare a letto. Andy comincia ad immergersi in un mondo fantastico popolato dagli eroi dei fumetti e dalle star del cinema, di cui già collezionava fotografie e autografi. Ad ossessionarlo però è la riproducibilità dell’arte. Tra i suoi obiettivi vi era quello di far scendere l’arte dalle statue per renderla alla portata di tutti.

L’opera d’arte nella società di massa

L’opera d’arte dunque come bene di consumo. Colori e fotografia gli occorrono per “svuotare” di significato le immagini, proprio per questo faceva ricorso ai loghi e marchi di note aziende, ripetendoli più volte. «Serialità» manifestata anche nella vita? Probabilmente sì. Sui cinque piani della casa newyorkese al 1342 di Lexington Avenue, Andy Warhol viveva con 25 gatti siamesi, tutti di nome Sam, eccetto uno che si chiamava Hester. Altre due curiosità sono legate alla dimora di Andy Warhol. Appassionato di tecnologia, riempiva la casa di tutte le ultime novità: registratori, televisioni, radio, che rigorosamente teneva sempre accesi. Forse probabilmente per riempire una solitudine che gli era insopportabile. La casa era stranamente priva di mobili, ma piena di cianfrusaglie: dischi, riviste, fotografie, quadri, ma anche volantini, giocattoli rotti, scatole dei super market vuoti e carte di caramelle. La madre, data la passione di Andy Warhol proprio per le caramelle, lo aveva soprannominato da bambino “Candy Andy”. Da vero divo pop negli anni ’80 comparve più volte in TV ed anche in una puntata di Love Boat come guest star. Morì nel 1987, ma quella non fu la prima volta. Nel ’68, era già stato dichiarato clinicamente morto: ferito da un colpo di pistola sparato da un’amica in preda alla rabbia, fu poi miracolosamente salvato. Da allora ha sempre evitato ospedali, medici e cliniche. Unica parentesi fu un intervento alla cistifellea.

Il 22 febbraio di trent’anni fa la morte venne a prendere davvero. La sua immagine però è leggenda, entrata di diritto nella storia dell’arte contemporanea. Le sue opere conservate al Museum of Modern Art di New York sono tra le più visitate al mondo. 

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