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Animali e simboli nella “Roma di pietra”

Un universo di simboli e significati nascosti si celano tra le pietre di Roma. Quante volte, camminando per le strade della Capitale, soprattutto nel suo centro storico, ammirando qualche palazzo, chiesa, fontana ci si è imbattuti in strani segni, animali curiosi ed esseri fantastici? E quante volte siamo passati oltre senza capire fino in fondo il loro significato? Perché ogni cosa, modellata nella pietra, ha un senso a Roma, a volte ancora chiaro e lampante, a volte perso nei secoli passati o impenetrabile, ieri come oggi.

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Iniziando ad esplorare la città nella zona intorno al Pantheon, l’antico tempio che Agrippa dedicò a tutti gli dei astrali – restaurato poi da Adriano – divenuto nel medioevo la chiesa intitolata a Santa Maria ad Martyres, ecco che possiamo già “incontrare” numerose sculture assai singolari. Sulla facciata della Chiesa di San Luigi dei Francesi, in basso, sotto le statue di Carlo Magno e San Luigi IX, sono presenti, all’interno di due tondi, i bassorilievi di altrettante salamandre coronate, che ardono nel fuoco. Su di esse ecco comparire due iscrizioni in latino: “nutro e estinguo” e “sarà la luce dei cristiani nel fuoco”. Sebbene possa sembrare strano l’abbinamento salamandra-chiesa, questo ha ovviamente una valida spiegazione. Sin dai tempi antichi infatti, la salamandra fu associata alla capacità di far fronte alle avversità della vita ed alla Fede che non vacilla di fronte al fuoco delle passioni terrene. Si era infatti convinti che questo animale avesse la capacità di non bruciarsi e addirittura di spegnere il fuoco! Ecco dunque la chiave di lettura Cristiana legato alla salamandra: nutro il fuoco della Fede e spengo quello delle passioni carnali; esempio inoltre di rettitudine durante le avversità. La corona posta sull’animale indica invece la regalità della casata francese, San Luigi fu infatti sovrano di Francia nel XIII secolo!

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Proseguendo oltre compare invece per ben due volte, una curiosa testa di un cervo: in cima alla Basilica di Sant’Eustachio e nella Fontanella Rionale addossata al Palazzo della Sapienza nei pressi di piazza degli Staderari. La testa qui è incorniciata dalle sfere dello stemma della famiglia Medici e da alcuni libri, chiaro richiamo all’Università La Sapienza, che proprio nel palazzo aveva sede. Ma perché un cervo? Secondo la tradizione cristiana, dove oggi sorge la basilica, in epoca romana vi era la casa del centurione Placido, che un giorno, recatosi a caccia, ebbe la visione di Cristo proprio tra le corna di un cervo. Da quel momento si convertì alla nuova fede – cambiò anche il nome in Eustachio che vuol dire “colui che produce buone spighe” – e venne per questo giustiziato in modo assai cruento: l’intera famiglia fu bruciata viva all’interno di un toro di bronzo. Sulla loro casa sorse ben presto un importante luogo di culto, oggi basilica tra le più importanti della zona. Il cervo richiama però non solo la leggenda di Eustachio, perché rappresenta anche un antico simbolo solare. In molte antiche culture infatti questo animale era connesso alla principale divinità maschile del pantheon, fatto che venne ripreso dal cristianesimo, che associò spesso Cristo ad un cervo, anche per la capacità dell’animale di rinnovare periodicamente il suo palco (le popolarmente dette corna), simbolo appunto di rigenerazione.

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Lasciando poi il Pantheon alle nostre spalle, possiamo raggiungere il famoso “Pulcino della Minerva”, il grazioso elefantino in pietra che regge un obelisco egizio, realizzato nel Seicento da Gian Lorenzo Bernini per ornare la piazza antistante la Basilica di Santa Maria sopra Minerva. Sebbene sia rappresentato un elefante, i romani sono soliti soprannominarlo pulcino, una storpiatura della parola porcio, e cioè maiale: secondo l’opinione di molti infatti, la sua proboscide somiglia piuttosto al naso di un suino! A parte gli ironici racconti che lo vogliono rappresentato con le terga ben in mostra verso le finestre che ospitavano un architetto domenicano rivale di Bernini, la sua particolarità sta nel messaggio filosofico che nasconde. L’idea di un elefante che portasse sul dorso un obelisco fu ispirata all’artista e al suo committente, papa Alessandro VII Chigi, da un famoso libro, molto in voga tra gli intellettuali dell’epoca. Secondo l’Hypnerotomachia Poliphili l’elefante, simbolo di virtù ed equilibrio, incarnava le qualità che ciascuno credente doveva possedere, supportato dalla sapienza divina, rappresentata dall’obelisco.

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Andando verso Piazza Venezia invece, è possibile scorgere sul cornicione angolare di Palazzo Grazioli, la graziosa gatta a cui è intitolata anche l’omonima via. Si tratta di una statua a grandezza naturale del piccolo felino risalente all’epoca romana, riutilizzata poi in seguito come bizzarro ornamento del palazzo nobiliare. In origine, doveva decorare il tempio dedicato alla dea Iside che proprio nella zona sorgeva: il gatto – come è ben risaputo – ha sempre goduto nella cultura egizia di grande considerazione, perché sacro alla dea Bastet. A differenza degli altri animali sopra citati, questo non ha avuto lo stesso credito nella cultura cristiana che lo ha anzi demonizzato, rendendolo addirittura una incarnazione del Diavolo, compagno delle streghe e capace di trasformarsi in esseri mostruosi all’occorrenza!

Molti altri sono gli animali e più in generale i simboli e i segreti che la Città Eterna nasconde, sta a noi avere la voglia e la curiosità di scoprirli!

 

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

foto credit: L’Asino d’oro
e
Gatta: https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Palazzo_Grazioli
San Luigi dei Francesi: https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Chiesa_di_San_Luigi_dei_Francesi

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