di M.B. Michela in ,

Architetto ucciso a Sarzana: cosa è successo poco prima dell’aggressione, ipotesi inquietante


 

Architetto ucciso a Sarzana: cosa è successo poco prima dell’aggressione, ipotesi inquietante. La visita ai genitori poco prima di essere colpito mortalmente alla testa

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Giallo di Sarzana: è ancora mistero sulla morte di Giuseppe Stefano Di Negro, l’architetto 50enne trovato in fin di vita sabato notte, con il cranio fracassato, e poi deceduto poco dopo l’arrivo dei soccorsi, sul ciglio di una strada a Sarzana (La Spezia), nel quartiere Bradia.

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Cosa l’uomo, sposato e con una figlia, facesse in viale Alfieri (strada buia, trafficata da auto che sfrecciano ad alta velocità e frequentata per lo più da spacciatori) al momento non è dato sapere. Sebbene non ci sia ancora certezza, secondo le indiscrezioni delle ultime ore gli inquirenti sarebbero propensi a scartare l’ipotesi del suicidio e propendere per quella dell’omicidio. Qualcuno avrebbe colpito il professionista selvaggiamente: il medico legale che ha già esaminato il cadavere avrebbe constatato un colpo alla nuca e uno in mezzo alla fronte, che l’hanno stordito, fatto cadere al suolo lì dove è stato aggredito, e morire poco dopo, a pochi metri dal greto del rio Calcandola.

Sembra probabile che l’architetto avesse un appuntamento sul posto con chi lo avrebbe ucciso. La sua auto, una Toyota Auris, è stata trovata parcheggiata lungo la strada e chiusa, segno questo che l’uomo è sceso spontaneamente dalla vettura. La dinamica dei fatti però è ancora tutta da ricostruire: va risolto il giallo dell’insolito luogo scelto per il presunto appuntamento, e quello dei tempi. Vi sarebbe da chiarire un’ora e 15 di buco temporale, frangente in cui Di Negro avrebbe incontrato il suo aguzzino e poi sarebbe stato barbaramente aggredito e lasciato morire.

Cosa è accaduto nelle ore precedenti la morte di Giuseppe Stefano Di Negro?

L’architetto Di Negro nel pomeriggio di sabato era stato a trovare i genitori. Interpellati dai carabinieri, sua madre e suo padre hanno riferito che alle 20 l’uomo è andato via dalla loro casa, dove si era recato per cercare un documento, una stampa antica, che però non era riuscito a trovare. Se ne era andato dicendo di essere diretto a casa dalla moglie, dove però non è mai arrivato. È stato aggredito a mezzo chilometro di distanza dalla abitazione dei genitori.

Cosa cercava davvero l’architetto in casa della madre e del padre? Riporta Il Secolo XIX che secondo alcuni conoscenti del 50enne interpellati dai carabinieri “Giuseppe cercava in realtà una pistola”, forse per difendersi da qualcuno che lo minacciava. Ipotesi tuttavia al momento non corroborata da alcun fatto oggettivo.

Ciò che appare verosimilmente plausibile è che, prima di essere colpito violentemente in fronte e alla testa, l’architetto abbia avuto un’accesa discussione con qualcuno. Sembra inoltre esclusa la pista della rapina in quanto il suo borsello contenente carte di credito, chiavi, cellulare e denaro era intonso. L’arma del delitto al momento non si trova: si cerca un corpo contundente non meglio definito, che probabilmente l’assassino ha portato via con sé.

Il movente del delitto

Gli inquirenti propendono per il delitto d’impeto, giacché quello dell’aggressione è considerato un luogo non certo adatto per mettere in atto un omicidio premeditato. Troppo alto infatti il rischio di essere visti da qualcuno. Sembra che il 50enne non avesse debiti, né stesse vivendo crisi familiari. Lo scorso agosto aveva festeggiato i cinquant’anni con familiari ed amici. Il movente dell’aggressione a suo danno è dunque un mistero fitto da risolvere. (Immagine di copertina tratta da Facebook)

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