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Argentina: la Kirchner Sbatte in Faccia un Assegno da 12 Miliardi di Euro al FMI


 

Il presidente dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner “sbatte in faccia” un assegno da 12 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale, in anticipo di 16 mesi sulla scadenza naturale della linea di credito concessa. Il paese sud americano viaggia con un PIL intorno al 7,2% e che ha sfiorato quasi il 9% nel 2011.

Argentina Nazionalizzazioni Debito Fmi

 “Non sempre i risultati migliori si ottengono con l’austerità”, ha dichiarato la Kirchner. Con le politiche di nazionalizzazione in atto riguardanti il petrolio, l’energia, le banche, la scuola e la sanità, nonché il lavoro, la Presidente sembra aver trovato una “ricetta” anti crisi che lei stessa sostiene essere “una possibile via di uscita alla crisi in Grecia”. Gli investimenti e le riforme del governo argentino sulla scuola e la sanità e nella piccola e media impresa, sono state applicate mediante una forte riduzione della pressione fiscale sull’assunzione di giovani fino a 28 anni di età, che hanno permesso di ridurre fortemente l’alto tasso di disoccupazione giovanile nel paese. Importanti investimenti sono stati attuati anche in tecnologia e innovazione mediante l’utilizzo di fondi derivanti dal rifiuto da parte dell’Argentina, di pagare una cifra di oltre 100 miliardi di dollari di debiti verso l’estero accumulati sin dall’anno 2003.

Cristina Kirchner Presidente Argentina

La nazionalizzazione della più grande compagnia petrolifera, la Ypf, controllata dalla spagnola Repsol, ha incrinato i rapporti del governo argentino con Madrid che annuncia battaglia. Il primo ministro Rajoy convoca d’urgenza un vertice con il ministro degli esteri e quello dell’industria: “il governo spagnolo condanna la decisione arbitraria presa dall’Argentina di espropriare le azioni che ha sulla società”, ha dichiarato Margallo. “Ogni gesto di ostilità nei confronti di un’impresa spagnola nel mondo, dice il ministro spagnolo Soria, viene da noi interpretato come un gesto di ostilità contro la Spagna e il suo esecutivo”. L’Argentina tira dritto per la sua strada: “Siamo l’unico Paese dell’America Latina e non solo, dice il presidente Cristina Kirchner che non gestisce le sue risorse naturali, e continuando con questa politica di non produrre e non estrarre petrolio facciamo scendere il livello della crescita della nostra industria e dei nostri lavoratori”. Attacchi alla Kirchner arrivano anche dagli Stati Uniti, dove il Senato sta considerando l’ipotesi di votare una risoluzione che condanna il “comportamento illegale” dell’Argentina, che da troppo tempo continua a lasciare senza risposta un centinaio di ordinanze inviate da tribunali americani per spingere le controparti argentine ad onorare i propri debiti nei confronti dei creditori statunitensi.

I sondaggi sono favorevoli alla Kirchner. Del resto, sono stati lei e il marito Néstor prima di lei a risollevare l’Argentina dalla crisi del 2001. Mantenendo dal 2003 ad oggi un tasso di crescita del 7%, mentre nel 2011 è stato sfiorato il 9% alimentato da consumi interni, spesa sociale e dai prezzi “più alti della media” a cui il Governo è riuscito a piazzare le esportazioni nazionali. L’Argentina di oggi pensa addirittura di potersi proporre come modello da emulare per la Grecia. Ricordando che la ripresa, dal 2003 in poi, è stata possibile anche grazie alla scelta di non ripagare i cento miliardi di dollari di debito accumulati negli anni precedenti. Dimostrando che non sempre i risultati migliori si ottengono con l’austerità. Alla domanda dei giornalisti riguardante lo scandalo sui bond argentini la Kirchner ha risposto: “Per alcuni, noi saremmo un brutto esempio, però è bene che ricordino che l’Argentina ha pagato agli azionisti più della Enron. Di ogni 100 dollari di debito, la multinazionale dell’energia Enron ne ha pagato 1, noi ne abbiamo versati finora 20″.

photo credit: ‘J’ via photopin cc

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