di Michele Iacovone in

Attacchi di panico: metodo Gavin Andrews e tecniche di autocontrollo, come funziona


 

Il metodo Gavin Andrews potrebbe aiutare nel controllo degli attacchi di panico e della loro sintomatologia: ecco i passi fondamentali

Attacchi di panico, metodo Gavin Andrews e tecniche di autocontrollo

Gli attacchi di panico sono un disturbo d’ansia terribile che può compromettere la vita quotidiana, il rapporto con le altre persone e il lavoro. Ciò che crea maggiori problemi è la sua sintomatologia, la quale comprende vertigini, nausea, sudorazione eccessiva, senso di soffocamento, tremori e paura di morire. Esistono, però, alcune tecniche di autocontrollo che potrebbero aiutare ad attenuarli: si chiama metodo di Gavin Andrews. Il primo passo consiste nel far comprendere al paziente come insorgono gli attacchi e quindi insegnargli a mettere in pratica determinate tecniche di autocontrollo. Una di queste si basa sulla respirazione poiché uno dei primi sintomi è proprio l’iperventilazione, la quale provoca un’alterazione dell’equilibrio biochimico nel sangue con tachicardia e mancanza di respiro. Ecco tutte le tecniche.

Scopri di più sugli Attacchi di Panico

Iperventilazione e respirazione lenta: quando si entra in iperventilazione bisogna controllare il respiro. I passi da seguire sono i seguenti: per quanto possibile bisogna interrompere ciò che si sta facendo e sedersi oppure appoggiarsi a qualcosa. Si trattiene il fiato senza aver fatto un respiro profondo e si comincia a contare mentalmente in questo modo: 1001, 1002, 1003, 1004, 1005 che corrisponde a un lasso di tempo di 5 secondi. Una volta raggiunto il 1005, espirare dal naso pronunciando a se stessi le parole 'mi rilasso'. Inspirare senza sforzarsi ed espirare lentamente seguendo una tempistica di 6 secondi. Questa tecnica deve essere ripetuta in maniera sistematica per quattro volte al giorno per la durata del trattamento.

Contrattura muscolare e rilassamento muscolare isometrico: l'uomo possiede un sistema di risposta agli stimoli e alle minacce conosciuto come 'risposta di attacco o fuga'. Questa reazione è caratterizzata da un aumento della tensione muscolare che prepara i muscoli alla fuga o all'attacco, ma ad oggi questo tipo di sforzo muscolare è quasi del tutto inutile anche se molte persone tendono a contrarre troppo i muscoli quando sono in piedi o sedute. Il rilassamento muscolare isometrico è una tecnica di autocontrollo utile a contrastare la tensione muscolare: inspirare normalmente e trattenere il fiato per sette secondi. Tendere gradualmente i muscoli lungo le gambe, incrociare le caviglie e cercare di sollevare quella sotto mentre quella sopra spinge verso il basso. Passati i sette secondi, espirare pronunciando le parole 'mi rilasso'. Ne caso si stia in piedi, il procedimento è lo stesso, ma saranno le ginocchia e non le caviglie a eseguire i movimenti. Queste procedure possono essere eseguite anche con mani e braccia, in questo caso bisogna tendere i muscoli tenendo le mani sul grembo e palmo contro palmo spingendo nei versi opposti. Nel caso si fosse seduti, basta mettere le mani sotto la sedia e cercare di sollevarla. Un'altra alternativa, invece, prevede di mettere le mani dietro la nuca con le dita intrecciate e spingere con la testa e con le mani cercando di sciogliere la presa.

Rilassamento muscolare progressivo: questa tecnica si esegue tramite le istruzioni di una voce registrata che di norma corrisponde a quella del terapeuta. Bisogna innanzitutto scegliere un luogo calmo e una sedia, possibilmente con i braccioli. Le mani possono essere posizionate lungo i braccioli oppure sul grembo. A questo punto si avvia la registrazione e si seguono le istruzioni che possono consistere nel contrarre e rilassare progressivamente diversi muscoli del corpo. Per avere effetti duraturi si consiglia di utilizzare questa tecnica per almeno venti minuti al giorno in un arco di tempo pari a otto settimane.

Agorafobia ed esposizione graduale: molte persone affette da attacchi di panico tendono a identificare il luogo dove la crisi è avvenuta come un posto da evitare. Come ha spiegato il dottor Gabriele Catania: "Tornare nel luogo che ci ha visto protagonisti di un attacco di panico può servire, ma bisogna farlo in una condizione protetta e gradualmente. Questa parte delle tecniche di autocontrollo è la più difficile per i pazienti, che evitano luoghi dove è accaduto, ma anche luoghi dove potrebbe accadere. Se però riescono a rimanere in quella zona per qualche tempo, vedranno che la paura inizia a diminuire e la volta successiva proveranno meno timore. Bisogna procedere gradualmente, a piccoli passi, perché non bisogna fallire". La tecnica comincia con lo stilare una lista di obiettivi da raggiungere, da quelli più facili ai più difficili. Questi obiettivi devono essere chiari e ben formulati. Successivamente si suddividono gli obiettivi in passi semplici e piccoli, in modo tale da creare un avvicinamento a tappe, graduale. L'ultimo passo dev'essere un'azione estremamente difficile per la persona, una situazione nella quale nessuno vorrebbe trovarsi, come ad esempio formulare un discorso davanti a una platea. Se la persona riuscirà nell'impresa, sarà più semplice portare a compimento i passi più facili.

* Il contenuto riportato è di carattere orientativo a fini informativi: non sostituisce diagnosi e trattamenti medici. Non deve essere utilizzato per prendere decisioni in merito ad assunzione o sospensione di terapie farmacologiche e non può sostituire il parere di un professionista afferente a qualsiasi disciplina medico scientifica autorizzata.

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Metti mi piace a UrbanDonna

Leggi anche

Commenta via Facebook

Malati di Fragilità