di Michele Iacovone in

Attacchi di panico: esporsi alla luce per 8-12 ore combatte l’insonnia e rende meno ansiosi e stessati


 

Secondo un recente studio scientifico, esporsi alla luce per un tempo che va da 8 a 12 ore al giorno aiuta a combattere l’ansia, gli attacchi di panico e l’insonnia poiché favorisce il corretto riposo

Attacchi di panico, esporsi alla luce per 8 o 12 ore al giorno aiuta a combattere ansia e depressione

Gli attacchi di panico, così come l’ansia, lo stress e la depressione, possono essere combattuti anche grazie alla luce. Chi lavora sotto il sole o comunque esposto per un lungo periodo alla luce solare, riesce a dormire più serenamente e a riposarsi, regolando l’orologio biologico circadiano. Lo confermerebbe un recente studio scientifico sul tema. Ecco la scoperta degli esperti nel dettaglio.

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Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Sleep Health dalla ricercatrice Mariana Figuero e dai colleghi Lighting Research Center presso il Rensselaer Polytechnic Institute di Troy, nello stato di New York. Esporsi alla luce, soprattutto durante il mattino, per un periodo di 8-12 ore al giorno migliorerebbe la qualità del sonno e del riposo e aiuterebbe a combattere attacchi di panico, ansia, stress e depressione. Durante lo studio sono stati presi in esame 109 soggetti provenienti da cinque diversi edifici governativi degli Stati Uniti.

È stato quindi studiato il rapporto tra illuminazione dell'ambiente e ciclo sonno-veglia. L'esperimento è stato condotto sia in estate che in inverno con 81 soggetti. Gli impiegati, inoltre, hanno compilato alcuni questionari e segnato i loro ritmi sonno-veglia, nonché la qualità del loro umore. È emerso come i soggetti esposti a un periodo che andava dalle 8 alle 12 ore al giorno di luce si addormentavano più rapidamente e mostravano meno problemi di ansia, attacchi di panico, insonnia, stress e depressione.

* Il contenuto riportato è di carattere orientativo a fini informativi: non sostituisce diagnosi e trattamenti medici. Non deve essere utilizzato per prendere decisioni in merito ad assunzione o sospensione di terapie farmacologiche e non può sostituire il parere di un professionista afferente a qualsiasi disciplina medico scientifica autorizzata.

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