di Valeria Panzeri in ,

Ragazza uccisa da squalo in Australia: è vero ma i numeri dicono altro e i media la raccontano a metà


 

Dopo la morte terribile di una 17enne a causa di uno squalo proviamo a fare chiarezza sulle tante panzane e notizie a metà che vengono diffuse quando succedono queste tragedie isolate

Australia Ragazza 17 enne muore davanti al padre dopo essere stata morsa da uno squalo

La tragedia è avvenuta sulle spiagge dell’Australia, vicino a EsperanceLaeticia Brown, una ragazza che praticava surf di soli 17 anni, è stata morsa da uno squalo. In seguito alle profonde ferite è deceduta poco dopo in ospedale. La tragedia e l’orrore sono avvenuti sotto gli occhi impotenti del padre e a nulla sono valsi i tempestivi soccorsi. Si tratta di una morte terrificante, ed è proprio questo il punto: il tipo di morte alla quale la giovane è andata incontro. Ma conosciamo i dati di quante persone al mondo muoiono ogni anno a causa di attacchi di squali?

Un esperto come il dottor De Maddalena, che da tre anni vive in Sudafrica per studiare gli squali a False Bay, ha rilasciato un’intervista a Repubblica dando cifre annuali precise: “Gli attacchi di squalo non sono in aumento. Noi ricercatori ne contiamo una media fra i 70 e i 120 l’anno. Con la popolazione mondiale quasi raddoppiata e dunque l’avanzata di bagnanti, sub, surfisti, si potrebbe dire che questi attacchi stiano diminuendo.” Effettivamente basta farsi due conti: la popolazione mondiale al momento si stima intorno ai 7 miliardi di persone. A questo dato ne aggiungiamo un altro che apprendiamo alle elementari, ovvero che la maggior parte del pianeta è composto da acqua; oltre il 90% dell’acqua del globo sta negli oceani, perciò parliamo di una vastissima estensione degli stessi. A rigor di logica, quindi, davanti a questi dati le vittime di squali – se fossero realmente predatori tanto aggressivi e motivati a cacciare l’uomo – dovrebbero essere paragonabili, numericamente, a quelle di un olocausto nucleare. Invece i dati ci parlano di meno di mille attacchi annui, alcuni ricercatori – addirittura – di meno di 200 ogni 12 mesi. A questo dato ne va aggiunto un altro, spesso colposamente trascurato dai giornali quando forniscono notizie inerenti attacchi di squalo. Quasi sempre le persone che trovano la morte a causa del predatore dell’oceano più stereotipato e temuto hanno deliberatamente ignorato i cartelli che avvisavano della presenza di squali e vietavano la balneazione. Oppure, in altri casi, si trattava di surfisti: come è risaputo lo squalo confonde la tavola da surf con foche e tartarughe, per questo si avventa su di essa. Sono moltissime le testimonianze di surfisti sopravvissuti ad attacchi proprio perché, dopo essere stati addentati, lo squalo si è accorto che non si trattasse di una preda gradita e quindi la lasciava andare con assoluto disinteresse. State certi che se uno squalo volesse mangiarvi non ci sarebbero grandi possibilità di allontanarvi e tornare a riva per ricevere soccorso, come invece spesso accade.

Ad ogni modo, fra non molto, non ci sarà più da preoccuparsi in quanto gli squali sono prossimi all’estinzione. Fra le cause principali si annovera l’inquinamento degli oceani nonché la pesca selvaggia nei loro confronti. In molti paesi lo squalo è considerato prelibato, soprattutto la zuppa fatta con le sue pinne: per assicurarla ai ristoranti i pescatori catturano l’animale, lo mutilano, si prendono quanto necessario per poi ributtarlo agonizzante in mare consegnandolo a una fine atroce. Davanti a tutti questi dati conclamati, però, l’ancestrale paura dello squalo rimane fortemente radicata nella nostra società e, senza scomodare Spielberg, è innegabile che ogni attacco di questo predatore susciti psicosi e resti impresso nell’immaginario personale. A fare il funerale definitivo al buonsenso, infine, ci si mettono anche dei documentari spara bufale scientifiche: il caso più noto riguarda i prodotti sul megalodonte di Discovery Channel di cui, il responsabili di rete Rich Ross, si è pubblicamente scusato per aver fomentato psicosi fantascientifiche al posto che nozioni scientifiche. Nella fattispecie si era andati a pescare pseudo letture fossili dilettantistiche e filmati del tutto travisabili che andassero a dimostrare che il gigantesco squalo preistorico non fosse estinto ma riposasse silente nelle profondità oceaniche. Perciò, tirando le somme, deduciamo che lo squalo è seduttivo e spaventoso agli occhi dell’uomo, c’è qualcosa di profondamente inconscio in tal senso di cui sono state fornite diverse spiegazioni psicologiche: dei nostri istinti primordiali non possiamo certo farci delle colpe. Ignorare i fatti e la logica per trovare una ragione nell’irrazionalità delle nostre paure, invece, è un atteggiamento colposo.

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