di Gianluca Capiraso

Avellino, 92 Anni di Antonio Sibilia Patron di quel calcio che non c’è più


 

E’ nato il 4 novembre del 1920, ieri ha festeggiato 92 anni. Antonio Sibilia, il “Commendatore”, è l’emblema di quel calcio che non c’è più. Quel calcio che per tanti anni l’ha visto indiscusso protagonista, prima sui campi impolverati della serie C (proprio come i cantieri da dove lui arrivava), poi su quelli più importanti della serie B, ed infine sul prestigioso palcoscenico della serie A.

Insieme ai compianti Costantino Rozzi e Romeo Anconetani, rispettivamente patron di Ascoli e Pisa, formava il terzetto dei presidenti terribili che, negli anni ’80, faceva tremare anche le big. Rispettato da Agnelli, temuto da Ferlaino, coccolato da Viola.

All’epoca anche le varie Napoli, Milan, Roma dovevano fare i conti con la vivacità e l’intelligenza di personaggi che, ancor prima di essere dei presidenti, erano dei padri-padroni. Personaggi che oggi la serie A si sogna e di cui, probabilmente, adesso avrebbe un gran bisogno, a giudicare dalle presenze dei vari De Laurentiis, Galliani, Cellino, Zamparini e tanti altri che occupano quelle poltrone.

Ecco, forse solo Claudio Lotito, patron di Lazio e Salernitana, è l’unico che sembra impersonificare l’Antonio Sibilia dei tempi moderni. Per i modi, le uscite, il rapporto con allenatori e giocatori, il legame con il territorio e quella genuinità tipica solitamente delle provinciali e del tutto sconosciuta ai grandi club.

commendatore sibilia avellinoDal punto di vista strettamente decisionale, invece, il paragone più realistico è quello con Pozzo dell’Udinese. Stessa politica dei giovani, talent scout in Sud America alla ricerca di campioni sconosciuti, gestione a carattere familiare del club e ogni anno cessione dei pezzi pregiati ai grandi club con un ricambio che non influisce sui risultati.

Il nome di Antonio Sibilia è indissolubilmente legato a quello dell’Avellino Calcio e dei suoi trionfi. Gli anni della matricola terribile, le dieci lunghe stagioni consecutive in serie A (non tutte con il “Commenda”), Juary, Tacconi, Barbadillo, il terremoto, etc. Anche quando non occupava ufficialmente un ruolo nella società, Sibilia c’è sempre stato.

Probabilmente, don Antonio non avrebbe mai pensato che un giorno – cioè oggi – suo figlio, lo sportivo Cosimo (calciatore provetto dell’allora squadra di calcio dell’Irpinia, altra passione di famiglia) sarebbe diventato il Presidente di un ente importante (anche se proprio in questi giorni in discussione) come la Provincia di Avellino.

A 80 anni suonati, con l’Avellino in gravi difficoltà, decise di tornare in pista, commettendo probabilmente un errore che gli è costato parte del credito e della simpatia che si era guadagnato negli anni dalla piazza. Pur centrando subito una promozione (nel primo anno in Italia dei playoff), arrivo subito un’amara retrocessione ed il triste ritorno in serie C. Molti gli imputarono quella retrocessione per il noto screzio con l’allora bomber Pasquale Luiso e la rottura totale con lo spogliatoio (all’epoca “capeggiato” da Antonio Criniti). Poi, qualche anno di anonimato in terza serie, poi il passaggio di mano ed il definitivo addio.

Ma l’Avellino ha continuato a seguirla: in tv, alla radio, allo stadio. E’ la sua vita. Auguri Don Antonio

 

Per capire il personaggio, ecco uno storico video che risale alla seconda gestione Sibilia (metà anni ’90): il celebre scontro con il tecnico Giuseppe Papadopulo, in diretta tv, durante la trentennale trasmissione Linea Verde Sport, sugli schermi dell’emittente locale Irpinia Tv.

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