di Antonio Paviglianiti in ,

Baby Boss recensione: le paure del ministro Lorenzin diventano un film d’animazione di successo (TRAILER)


 

Baby Boss recensione: il film d’animazione della DreamWorks, in sala in Italia da giovedì 20 aprile 2017, è una dedica speciale al ministro Beatrice Lorenzin. Il piccolo Tim e il suo fratellino conquistano tutti…

Quando siamo usciti dalla sala cinematografica, dopo aver visto Baby Boss, abbiamo subito pensato: “Questa recensione, in qualche modo, dobbiamo dedicarla a Beatrice Lorenzin, fautrice del Fertility Day, icona del movimento ‘figliare fa bene’.” Sì, perché il nuovo film d’animazione della DreamWorks, stessa casa di produzione di Madagascar e Kung Fu Panda, prende in esame un tema mai toccato prima nel mondo cinematografico per bambini: come si sentono i piccoli di casa quando arriva un nuovo ‘concorrente’ a disturbare il suo incontrastato rapporto con mamma e papà? Baby Boss è un cartone animato adatto a tutte le età: diretto dalla sapiente regia di Tom McGrath, dietro la macchina da presa proprio per Madagascar e Shrek 3, si dà spazio all’immaginazione dello spettatore nel corso di tutti i 90’ di pellicola.

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Qual è la storia di Baby Boss? Il protagonista è il piccolo Tim, 7 anni, nato da genitori entrambi impegnati sul lavoro in un’azienda di piccoli cuccioli di cane. Un giorno, quando tutto sembra andare per il meglio, il bimbo coccolato e viziato dai genitori deve fare i conti con un nuovo rivale: il temibile Baby Boss. Un bambino nato con la camicia, è proprio il caso di dirlo: porta la ventiquattrore, giacca e cravatta, occhiali da sole. Sì, perché lui non è un bambino normale: Baby Boss è un agente segreto mandato in missione dalla Baby Corp, la fabbrica che produce i piccoli infanti. “Non crederai che arrivino dalla cicogna – chiede spavaldamente Baby Boss a Tim – sai benissimo come funziona, lì in alto c’è un’azienda che decide il nostro futuro.” Ma qual è la missione di Baby Boss? Impedire che i cuccioli di animali prendano il posto dei bambini.

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“Siamo sempre di meno, guardate i dati del mondo: ogni famiglia ha un cane, non un bambino. Cosa vuol dire questo? Che noi presto scompariremo e dobbiamo assolutamente impedirlo.” Ed è qui che la mente non può che viaggiare direttamente a Beatrice Lorenzin: il piccolo Baby Boss sembra uno di quei ministri in panico per lo scarso dato della fertilità in Italia e, come fanno notare bene gli autori della DreamWorks, nel mondo. Gli animali preferiti agli esseri umani. Questo il macro-tema di Baby Boss, il nuovo film di animazione in sala da giovedì 20 aprile 2017 e campione di incassi negli Stati Uniti. Ma ci sono anche altri aspetti da prendere in esame. Per esempio: nessun film d’animazione, in passato, ha preso in esame il rapporto tra fratelli. Ovvero, cosa succede al più grande di casa quando arriva un nuovo bebè?

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La gelosia è il filo conduttore di tutto il film. Ma ci sarà tempo – non anticipiamo nulla – per scoprire come questo rapporto si capovolgerà. Ma è adatto anche agli adulti? Ovvio, se si pensa che Baby Boss non è un bambino normale. No, quando si deve relazionare con i suoi “dipendenti”, il piccolo agente segreto usa frasi ad effetto poco care a chi il mondo del lavoro lo conosce bene: “Siamo in crisi”, “Se non otteniamo andiamo a casa”, “Questa è la tua liquidazione”, “Faccio tutto questo per una promozione.” 

Baby Boss è il nuovo titolo della DreamWorks con cui, la casa di produzione, lancia la sfida ai rivali della Pixar Studios. E potrebbe riuscirci sebbene, non ce ne vogliano gli amici che hanno dato vita a titoli come Kung Fu Panda, i film d’animazione dei rivali della Pixar te li porti dentro per giorni e settimane, mentre un titolo alla Baby Boss ti fa trascorrere solo una piacevole serata in compagnia.

Il trailer di Baby Boss

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