di Valeria Panzeri in ,

Bambino morto per otite dopo cura omeopatica: non si può condannare l’omeopatia ma avere medici iscritti all’albo che la esercitano


 

La morte del bimbo di 7 anni per un’otite curata esclusivamente con l’omeopatia ci obbliga a guardare in faccia il problema della credibilità

Farmacie senza omeopatia, al via la petizione per escluderla dalla sanita pubblica convenzionata

La storia del bambino di soli 7 anni morto a causa di un’otite curata esclusivamente con farmaci omeopatici sta facendo discutere sia la comunità scientifica che tanti genitori che ricorrono a rimedi non accreditati dalla scienza tradizionale per curare i propri figli. Per prima cosa, onde evitare fraintendimenti, è bene ricordare che al momento la scienza conferma la totale inefficacia dei rimedi omeopatici. Viene, piuttosto, considerata un possibile placebo. Sempre per amor di verità è bene anche ricordare come si è concluso il procedimento legale che la società italiana di omeopatia ingaggiò contro Piero Angela, accusato di diffamazione per aver asserito, in una puntata di “Superquark”, che l’omeopatia non fosse una cosa seria, sottolineando i rischi della medicina non convenzionale per i pazienti con malattie gravi e progressive. Il Tribunale di Catania si è espresso in maniera inequivocabile assolvendo pienamente il divulgatore scientifico: “Angela fotografava una realtà perfettamente corrispondente al vero” e, sostenendo che l’omeopatia non ha fondamento scientifico e che farvi ricorso può essere rischioso, diceva la pura verità.” Il Giudice Sgrò ha inoltre sottolineato che “Si ricorda, ancora, che non solo per la scienza, ma anche per la legge gli intrugli omeopatici volti a suscitare “effetti placebo” non sono farmaci ma “rimedi” per i quali si fa obbligo che rechino sull’etichetta la scritta “senza indicazioni terapeutiche approvate”. Questo è quanto dice quindi la nostra legislazione in merito che si unisce alla comunità scientifica. Nel States la Federal Trade Commission (agenzia per la protezione del consumatore) ha preteso che ci sia un’etichetta sui farmaci omeopatici che avverta il paziente che non funzionano.

In questo scenario viene quindi da chiedersi per quale motivo si continui a ricorrere all’omeopatia. In primo luogo non si può negare il fascino che eserciti sull’essere umano la speranza. Persone afflitte da malattie croniche, malati in fase terminale, genitori che devono fare pace con il fatto che il figlio non migliorerà mai: la scienza arrivata a un certo punto si ferma, non è onnipotente. Probabilmente fra 20 anni saprà dare nuove risposte, è sempre stato così – spostando in avanti le Colonne d’Ercole – ma si tratta di processi lenti e sistematici, proprio per questo funzionali. E’ questo il bello e insieme il lato tranciante della scienza: non vende speranza. Quello che c’è funziona, ciò che ancora non c’è è un limite con cui dover fare i conti. Appurato quindi che la questione psicologica è un risvolto capitale per coloro che scelgono le cure alternative, resta ancora da capire per quale motivo le cure ortodosse per una semplice otite vengano ignorate. Illuminante in tal senso è il contenuto della telefonata tra il medico del pronto soccorso di Cagli, Mirko Volpi, e il dottor Massimiliano Mecozzi che ha curato esclusivamente con rimedi omeopatici il piccolo Francesco Bonifazi, morto a 7 anni a causa di un’encefalite indotta dall’infezione. La telefonata, riportata dal Corriere della Sera, è agghiacciante.

Pronto, mi sente? Allora voi dovete fare una semplice terapia domiciliare al bimbo, d’accordo?“ dice Mecozzi “Non se ne parla nemmeno. Il bambino è da codice rosso, c’è una grave situazione neurologica in corso, ora lo portiamo in ospedale” ribatte Volpi che ha capito la gravità della situazione. Non pago il dottor Mecozzi raccomanda alla madre del piccolo di non fargli somministrare alcun farmaco. La donna chiede quindi al dott. Volpi, che sta cercando di salvare la vita di suo figlio, di non dargli la tachipirina “Signora, la tachipirina la diamo anche ai neonati” risponde il medico che sta cercando di recuperare una situazione degenerata. Cosa ci mostra questo dialogo? Che la madre del piccolo Francesco era convinta di stare facendo il meglio per suo figlio, al punto da difendere una posizione pericolosamente antiscientifica anche con l’unica persona che poteva salvare il piccolo: il dottor Volpi. Da una parte un medico, regolarmente iscritto all’albo. Dall’altra parte un medico: regolarmente iscritto all’albo, anche se, nel caso del dott Mecozzi, c’è stata una parentesi di anni in cui ha scelto di cancellarsi per poi riaccedervi. Ma si è trattato di una scelta libera, non c’è stata alcuna radiazione. Perciò parliamo di due figure professionali pariteticamente attendibili, sulla carta. Che le persone abbiano la responsabilità di informarsi correttamente, soprattutto quando c’è di mezzo la salute, è un principio sacrosanto, un dovere dal quale non possono esimersi. Ma sarebbe cieco negare anche un altro problema: quando un malato si rivolge a un medico deve andare in fiducia in quanto non ha conoscenze cliniche adeguate. Certo, poi c’è anche la categoria di coloro che sono convinti di saperne più di un professionista perché hanno cercato su Wikipedia, ma quelli li lasciamo un attimo da parte. Se la comunità scientifica ci dice che l’omeopatia non ha alcuna base funzionale, se a ribadirlo è il tribunale, se a confermarlo sono le riviste scientifiche più autorevoli, per quale motivo un medico, regolarmente iscritto all’albo, può impunemente proporla a due genitori? Non uno sciamano, non un mago, non un paracelsiano dell’occulto: un medico che, agli occhi del paziente, gode della medesima credibilità e del medesimo titolo di coloro che mettono in guardia dalle false cure. Se in farmacia una persona trova i rimedi omeopatici di fianco alle medicine con dei reali principi attivi forse è il caso di ammettere che a parole siamo tutti dalla parte della scienza, ma nel pratico, poi, c’è una dissonanza cognitiva per nulla trascurabile. Un pochino più di rigore, da parte degli addetti ai lavori, non farebbe schifo. La scienza non è un punto di vista, esigere che sia coerente è un diritto del cittadino.

 

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