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Belice: dopo 45 anni dal terremoto si vuole trivellare la valle

In quell’occasione venne fuori un pezzo d’Italia di pastori e di agricoltori, di volti segnati dal lavoro e dal sole, di povera gente che a stento parlava l’italiano. In quella occasione la valle cambiò nome. Belìce con l’accento grave sulla “i” divenne Bèlice. Nella smisurata violenza di quel terremoto e nella disperazione che ne seguì quello dell’usurpo del nome divenne una cosa di poco conto.

Invece era solo l’inizio, non solo la valle e il fiume che l’attraversa da cui prende il nome cambiano distrattamente accento, ma anche la parola ricostruzione qui ha un significato diverso.

Trivellazioni Belice

Le città devastate sono state abbandonate per essere ricostruite con fondamenta più solide. Nel quarantacinquesimo anniversario traspare tutta l’amarezza. Le città sono invivibili, lo spopolamento è continuato nel tempo fino a che non ci sono più giovani da queste parti. A fatica la ricostruzione è avvenuta, ma lo sviluppo quello ancora tarda. Non c’è motivo per rimanere. Si torna per la commemorazione, per onorare i propri morti e poi via da questa valle dolcissima.

Nell’ultima Legge di Stabilità, approvata poco prima di Natale, sono stati stanziati ben 45 milioni di euro. Si aspetta il decreto del Ministero delle Infrastrutture che stabilisca la ripartizione tra i 14 paesi della valle. Per trovare questi soldi è stato necessario tagliare il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, senza dimenticare che è ancora vigente un’accisa di 10 lire sul prezzo della benzina applicata per reperire fondi nell’immediatezza della tragedia.

I sindaci della Valle del Belice difendono con ogni mezzo la loro terra, oggi più che mai colgono l’occasione per rilanciare l’allarme sugli imminenti programmi di trivellazione previsti nel loro territorio. La Popolazione della valle punterebbe a valorizzare le eccellenze produttive, che cominciano ad essere conosciute in tutto il mondo, il patrimonio storico- culturale, e l’esclusivo contesto storico-ambientale. Non vogliono il petrolio che si promette loro né le raffinerie di idrocarburi che deturperebbero ancora più del terremoto.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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