di Andrea Monaci in

E se il Bitcoin diventasse criptovaluta di Stato?


 

L’associazione Codici lancia l’idea, provocatoria, di creare una criptovaluta di Stato, una moneta online collegata al Bitcoin. E se non fosse solo un’idea?

Mentre le banche affermavano si trattasse di mera speculazione, oggi il bitcoin vale il doppio dell’oro. Mentre il consumatore si trova disorientato riguardo alla questione moneta virtuale, gli addetti ai lavori hanno visto il suo valore crescere esponenzialmente e ad oggi i fortunati della prima ora che hanno investito in questa cripto valuta, si sono ritrovati ad essere milionari.

Bitcoin raggiunge la quota record di 4600 dollari

Il mercato della crittografia è incredibilmente in ascesa. Il Bitcoin ha raggiunto un nuovo record, attualmente in negoziazione a oltre 4,600 dollari, mentre il Litecoin ha registrato un picco massimo di 66 dollari. Questo segna una aumento del 1,400% dall’inizio dell’anno. Si pensa addirittura che il bitcoin potrebbe arrivare a superare il valore di un appartamento a Roma, dunque, è evidente l’importanza di una giusta e precisa informazione.

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L’associazione Codici: rendere i Bitcoin criptovaluta di Stato

Durante il proprio trentennale tenutosi nel maggio del 2015, L’Associazione Codici aveva già ampiamente consigliato ai presenti e a tutti i consumatori di investire in criptovalute e già a febbraio 2017, Codici ha proposto formalmente in una convocazione presso la Commissione Parlamentare per la semplificazione, l’introduzione della moneta elettronica come strumento di interfaccia tra contribuente e Stato per quanto concerne il rapporto tributario.
Codici, infatti, aveva presentato un paper in cui si consigliava, tra le altre cose, di introdurre una criptovaluta ufficiale italiana (e.lira) e di utilizzare la tecnologia blockchain per risolvere gli atavici problemi del nostro Paese: corruzione e spreco di denaro pubblico.

Bitcoin criptovaluta di Stato: «Più trasparente il bilancio»

«Con l’introduzione della tecnologia blockchain, si renderebbe completamente trasparente il bilancio dello stato», afferma Codici. Secondo l’associazione il consumatore potrebbe sapere come vengono utilizzati i soldi delle proprie tasse per la spesa pubblica o, addirittura, decidere di destinarli a specifici fini. «Se un contribuente, ad esempio, volesse finanziare una scuola, piuttosto che un ospedale o un parco giochi, con la moneta elettronica potrebbe farlo in maniera semplice ed efficiente e tenerne traccia», spiega Codici. Anche se –  permetteteci la perplessità  – di tutto sentiamo il bisogno eccetto che di un nuovo strumento per “spiare” di fatto i nostri conti correnti.
«L’introduzione della tecnologia blockchain, inoltre, potrebbe contribuire ad eliminare alcuni dei più grandi problemi della macchina pubblica italiana: l’eccessiva lentezza della burocrazia e il fenomeno della corruzione» afferma inoltre Codici, qui peccando forse un po’ di ingenuità, sottovalutando la capacità dell’apparato pubblico di raffinare nuovi strumenti per sprechi e ruberie.

Bitcoin criptovaluta ufficiale: «Coesistenza con Euro può far aumentare competitività»

Si ridurrebbe inoltre il conflitto politico interno tra favorevoli e contrari all’euro e ritorno alla lira, dibattito a dire il vero “sterile” per via dell’irrevocabilità di alcune scelte. Adottando la moneta elettronica, infatti, le due valute coesisterebbero: l’euro per la parte finanziaria e commerciale, mentre la criptovaluta per la finanza di Stato. I vantaggi sarebbero moltissimi e questo potrebbe riportare l’Italia in una posizione privilegiata nella competitività a livello europeo e mondiale. Questo però –  e qui Codici non lo dice –  a patto che lo Stato lasci libero il cambio tra moneta statale, cartacea o elettronica che sia, ed Euro… e che non obblighi i cittadini ad accettare quella statale.
«Per rendere possibile tutto ciò, però, è necessario che la politica ne abbia contezza ma, purtroppo, i parlamentari italiani e il nostro governo ne ignorano completamente persino il significato», afferma Codici.

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