di Michele Iacovone in ,

Blue Whale, cos’è e come stanno le cose davvero? Intervista al dott. Gianfilippo Orsanigo, psicologo


 

Negli ultimi giorni, soprattutto dopo la messa in onda del servizio delle Iene, si parla di Blue Whale, un macabro gioco che porterebbe gli adolescenti al suicidio. Come bisogna comportarsi e proteggere i propri figli dal mondo del web? Ne abbiamo parlato con il dottor Gianfilippo Orsanigo, psicologo che da tempo indaga questo fenomeno

Blue Whale suicide game, intervista al dot Gianfilippo Orsanigo psicologo

Negli ultimi mesi si parla di Blue Whale, un gioco nato nel web che porterebbe gli adolescenti a suicidarsi gettandosi nel vuoto. I dati sull’estensione del fenomeno non sono ancora certi e ufficiali, si parla di bufala, ma molte testate giornalistiche ne hanno riportato regole e probabile numero di vittime. Abbiamo quindi deciso di indagare la questione dal punto di vista strettamente psicologico, allo scopo di capire cosa potrebbe portare un adolescente a porre fine alla sua vita e quanto può essere responsabile il web. La nostra intervista al dottor Gianfilippo Orsanigo, psicologo, che da tempo indaga gli aspetti psicologici che si nascondono dietro questi fenomeni.

1- Cos’è il Blue Whale Suicide Game e come è nato?

Il Blue Whale Suicide Game, recente fenomeno globale, prodotto della sofferenza psicologica e delle tecnologie, consiste nel farsi accompagnare, attraverso i Social, a porre fine alla propria vita in 50 giorni, durante i quali ci sono 50 livelli da vincere per condividere alla fine la propria morte su Internet.
Rappresenta una trappola, dalla quale difficilmente escono le persone con maggiori problemi psicologici, esse ricevono pressioni in grado di confermare ed aumentare i loro pensieri negativi, catastrofici, ed esser quindi persuasi a morire.

Poiché le dinamiche di questo grave fenomeno sono emerse all’attenzione mondiale solo da qualche mese, ad oggi non si hanno precise conoscenze in grado di descrivere, attraverso documentazioni e ricerche scientifiche, cosa effettivamente sia questo Blue Whale.

A quanto pare sarebbe nato in un gruppo privato, il cui nome dovrebbe essere F57, all’interno del Social russo “VKontakte”. Si tratta di uno dei gruppi definiti in genere “Pro-Suicide”.

Questi gruppi esistono per altre forme di persuasione verso comportamenti anti conservativi, ad esempio i gruppi “Pro-Ana” difendono ed idealizzano la magrezza estrema del disturbo alimentare della anoressia, la prima causa di morte per malattia in adolescenza.

2- Ad oggi, quanto è esteso questo fenomeno?

Attualmente, in termini di conoscenza del fenomeno, ha una diffusione globale. L’estensione del Blue Whale, in termini di vittime ufficialmente riconosciute, ha fonti ufficiali solo nell’Europa dell’Est.

Le nostre responsabilità sono quelle di creare un’informazione ed una conoscenza di qualità per far apprendere alcune realtà estremamente pericolose agli adolescenti, prima di essere da loro apprese attraverso sperimentazioni personali.

3- Cosa spinge un adolescente a partecipare a questo macabro gioco?

Le ragioni per le quali un adolescente partecipa a questo macabro gioco sono molte, hanno radici nelle proprie storie personali, probabilmente traumatiche.

In origine, il Blue Whale era identificato e diffuso nei Social attraverso alcuni hashtag quali #SilentHouse, #QuietHouse, termini riferiti ad una casa silenziosa, ad una casa pacifica, luoghi ideali da raggiungere attraverso questo percorso mortale.
Molto probabilmente questi adolescenti vivono in una condizione opposta, non “silenziosa”, non “pacifica”, dalla quale fuggire, per sempre.

4- Quali sono i tratti e le caratteristiche psicologiche di chi partecipa a questo gioco?

Molto probabilmente, le persone con tratti di personalità Borderline, in condizioni di grave depressione con o senza ideazione suicidaria, isolate dal contesto sociale, con esperienze di violenze ricevute, dagli adulti o dai loro coetanei, sono quelle con maggiore inclinazione a cercare queste realtà.
Chi si considera una persona senza un presente, senza alcun futuro, frequentemente con una storia di sofferenze psicologiche, di trascuratezza emotiva, di avversità sociali, con profondo senso di vuoto interiore, emozioni non accettabili di paura, rabbia, tristezza ed uso attuale di sostanze.

5- Sul suo sito internet parla del “paradosso di estinguersi per farsi notare”, cosa significa?

Il “paradosso di estinguersi per farsi notare” si riferisce ad una contraddizione in termini, quella di essere presente agli altri, attraverso la documentazione e la pubblicazione nei Social, della propria assenza, per sempre.

Alcuni gesti anti conservativi, definiti “dimostrativi”, hanno un minimo grado di controllo per comunicare, ed essere quindi riconosciuti dagli altri, senza comportare, in generale, la morte dell’autore del gesto.

Sono definiti Non Suicidal Self Injury (NSSI), potremmo quindi attribuire loro la funzione di farsi male per farsi notare.

Cosa accade nel Blue Whale rappresenta, al contrario, un reale, probabilmente molto consapevole, percorso per morire.

6- Che ruolo giocano i genitori in queste situazioni?

I genitori hanno un ruolo essenziale poiché l’avere relazioni funzionali con i propri figli costituisce, naturalmente, un fattore protettivo verso questo genere di pericoli estremi.

7- Quali comportamenti dovrebbero adottare nei confronti dei loro figli?

Generalmente, i comportamenti utili e funzionali dovrebbero comprendere:

Ascoltare con interesse, in una atmosfera calda ed accogliente, i pensieri, le emozioni, i comportamenti dei propri figli, cercando di creare una vera conversazione.

Conoscere le loro preoccupazioni; non riconoscere in genere le emozioni farà terminare la conversazione, peggiorerà l’apertura dei figli ai loro problemi, peggiorando quindi la gravità delle loro condizioni di non aiutabilità.

Conoscere la loro vita virtuale, interessarsi quindi ai loro comportamenti su Internet, chi frequentano, quali idee formulano sulla realtà fisica attraverso le loro esperienze virtuali.

Chiedere aiuto a figure professionali delle relazioni di aiuto, quali Psicologo e Psichiatra, in questi casi non costituisce un’opzione (generalmente comporta sempre effetti positivi, costituisce un gesto di responsabilità nei confronti dei figli), quanto un obbligo.

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