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Braccianti agricoli sfruttati, 20 euro per 12 ore di lavoro al giorno: la testimonianza di un ex “schiavo”

E’ impietoso il report dell’osservatorio Placido Rizzotto Flai Cgil, che si occupa di monitorare lo sfruttamento e il lavoro nero in agricoltura. Secondo i numeri forniti dal centro studi del sindacato, sarebbero oltre 30mila le aziende agricole che fanno uso di manodopera in nero in Italia, tramite la rete del caporalato. Numeri impressionanti che emergono purtroppo solo in occasione di tragedie come quella di due giorni fa a Foggia, in cui sono morti 12 braccianti agricoli.

Braccianti agricoli sfruttati: i numeri della vergogna

Solo in agricoltura il tasso di irregolarità dei rapporti di lavoro è pari al 39%, spiegano i tecnici della Flai Cgil. Quello del lavoro irregolare e del caporalato agricolo è un business che vale 4,8 miliardi di euro, che per lo Stato è un danno economico enorme. Il lavoro irregolare in agricoltura provoca infatti un’evasione contributiva stimata attorno agli 1,8 miliardi di euro. L’osservatorio Placido Rizzotto ha rilevato che più di 300mila lavoratori agricoli, ovvero quasi il 30% del totale, lavorano meno di 50 giornate l’anno. E proprio in questo bacino si celerebbe più facilmente il lavoro irregolare/grigio. Degli oltre 300mila lavoratori a rischio buona parte sono migranti: secondo i dati disponibili oggi sono 135.234 i cittadini extracomunitari, il 47% del totale. E gli “invisibili”? Quelli che nessuna statistica rileva o rileva solo nei periodi di lavoro “regolare”, sono forse ben più di 100mila. Inutile dire che si tratta di lavoratori sottoposti a grave sfruttamento: nessuna tutela e nessun diritto garantito dai contratti e dalla legge. La paga media è  tra i 20 e i 30 euro al giorno. C’è il lavoro a cottimo per un compenso di 3/4 euro per un cassone da 375 chili e un salario inferiore di circa il 50% di quanto previsto dai contratto nazionale. E come se non bastasse ci sono altre vessazioni.  I lavoratori sotto caporale devono pagare a questi ultimi il trasporto a seconda della distanza, in media comunque 5 euro. E anche beni di prima necessità come l’acqua sono a pagamento, in media un euro e cinquanta centesimi: un’enormità per chi guadagna 20 euro al giorno.

Braccianti agricoli sfruttati, 20 euro per 12 ore di lavoro al giorno: la testimonianza di un ex "schiavo"

Braccianti agricoli sfruttati: la testimonianza di un ex “schiavo”

Mamudu ora vive in Francia. Arrivato nel 2009 in Italia dal Mali come rifugiato politico, ha sempre cercato di sbarcare il lunario lavorando in agricoltura come bracciante. Prima di una pausa “fortunata” come tuttofare in un villaggio turistico sulle coste del Tirreno, vicino a Tropea, per alcuni anni Mamudu è stato uno degli “schiavi” delle olive e delle arance nella piana di Gioia Tauro. Fino a 12 ore di lavoro al giorno, anche con il buio, per 20 euro o addirittura meno. Condizioni di lavoro ai limiti dell’umanità per poi ritirarsi i un casolare abbandonato delle campagne di Rosarno, con altri migranti africani, in condizioni igieniche da brividi. Non erano ancora, ma presto sarebbero venuti, i tempi della tendopoli di Rosarno. Poi, nell’estate del 2012, l’esperienza nella raccolta dei pomodori, nelle campagne di Taranto. Agosto 2012, l’Italia va a a fuoco sotto la cappa dell’anticiclone africano e chi lavora in campagna soffre fatiche indicibili, anche se è nato vicino all’equatore. Il caporale passava a prendere Mamudu e i suoi compagni di sventura alle 5:30 di ogni mattina, con un vecchio furgone scassato, per portarli nel fondo dove raccoglievano i pomodori per 12 ore di fila. La paga? 25 euro al giorno. «Il cassone da riempire era enorme», ci racconta Mamudu. Non sa se fossero i 370 kg di cui parla l’osservatorio Placido Rizzotto, ma ricorda bene la reazione violenta del caporale verso chi si lamentava per le condizioni di lavoro. Umiliazioni, botte, salari da miseria. Mamudu è riuscito ad andarsene dall’Italia con un “trucco” che non vi raccontiamo, ma quanti non ce l’hanno fatta? E quanti ancora dovranno fare la fine dei dodici finiti schiacciati tra le lamiere a Lesina?

(foto reportorio e osservatorio Placido Rizzotto)

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Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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