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Bulgaria, Sofia: tentato omicidio in diretta TV

L’episodio si è verificato in Bulgaria, paese silenzioso e un tempo lontano, ai più non molto conosciuto, benché membro dell’UE dal 2007.  Il partito era riunito per scegliere il nuovo leader che avrebbe preso il posto di Dogan, alla guida del Dps dall’anno della sua fondazione, il 1990.

Il giovane, venticinquenne di etnia turca, si era registrato come delegato di partito ed era riuscito ad infiltrarsi nella sala del congresso armato di due coltelli e di una pistola a gas. Oktay Enimehmedov, questo il nome dell’attentatore, si è avvicinato a Dogan puntandogli la pistola alla tempia e sparando a bruciapelo. Solo la fortuna ha voluto che  la pistola si incagliasse. Decisivo è stato l’intervento delle guardie del corpo che, dopo aver bloccato il ragazzo, lo hanno pestato a suon di calci e pugni.

L’episodio si è consumato nel giro di pochi attimi in un contesto incredibilmente surreale, tanto che l’unico ad accorgersi prontamente dell’accaduto è stato lo stesso Dogan il quale, conscio del pericolo corso,  si è scagliato contro il giovane attentatore, che intanto stava ricaricando l’arma, facendolo rovinare a terra.   Stando alle dichiarazioni di alcuni rappresentanti di partito, Dogan, immediatamente scortato fuori dalla sala, non avrebbe riportato alcuna ferita.

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Poco dopo l’incidente, il vicepresidente del partito Dps, Lyutvi Mestan, che si pensava sarebbe diventato il nuovo leader, ha definito l’accaduto come “una mostruosa manifestazione della politica dell’odio e del conflitto”, sulla considerazione del fatto che il partito di destra è espressione delle minoranze turche e musulmane.

Di diverso avviso Anton Kutev, esponente dell’opposizione socialista, secondo cui  si è trattato di una messa in scena da ricondurre alle lotte intestine interne al partito, dichiarazione che trova giustificazione nella tipologia di arma usata per l’attentato, una pistola a gas.

In ogni caso quello di oggi è il più grave attacco a un politico avvenuto in Bulgaria, dopo  l’uccisione, nel 1996, dell’allora primo ministro Andrei Lukanov.[/nascosto]