di Michele Iacovone in

Caffè: berne molti potrebbe allungare la vita, lo sostengono due studi scientifici


 

Secondo due recenti studi scientifici, bere molti caffè potrebbe allungare l’aspettativa di vita: ecco quali sarebbero i motivi

bere molti caffe potrebbe allungare aspettativa di vita, lo confermano due studi

Il caffè come elisir di lunga vita? Non è proprio così, ma un legame potrebbe esserci e a confermarlo ci sarebbero due recenti studi scientifici. Il suo consumo giornaliero, infatti, sarebbe inversamente proporzionale al manifestarsi di malattie cardiache, cancro, ictus, problemi respiratori, malattie renali e diabete. L’aspettativa di vita, in sostanza, si allungherebbe.

I due studi sono stati pubblicati lo scorso lunedì sul portale scientifico Annals of Internal Medicine e coinvolgono diverse popolazioni del mondo. Il primo, firmato dall’epidemiologo Marc Gunter ha utilizzato un campione di circa mezzo milione di persone in 10 diversi paesi europei. Il secondo, firmato dalla dottoressa Wendy Sietawan, ha preso a campione 185 mila persone afroamericane, latinoamericane, nippoamericane e caucasiche. Entrambe le ricerche hanno fornito gli stessi risultati positivi.

Nei soggetti che bevevano dalle due alle quattro tazzine di caffè al giorno, il rischio di morte era minore del 18 per cento rispetto a chi non consumava la bevanda. Sembra, inoltre, che la diminuzione del rischio sia proporzionale al numero di tazzine consumate. Lo studio si riferisce a tazze da 235 ml rispetto alla tazzina italiana da 40 ml. Effetti positivi simili sono stati riscontrati anche in chi beveva caffè decaffeinato. Ci sono però dei ma. Come ha spiegato Marc Gunter, infatti: “Ovviamente è plausibile che ci sia qualcos’altro che causa la minore mortalità in un gruppo. Penso che ciò che si possa dire con sicurezza sia che bere caffè può essere parte di una dieta sana“.

* Il contenuto riportato è di carattere orientativo a fini informativi: non sostituisce diagnosi e trattamenti medici. Non deve essere utilizzato per prendere decisioni in merito ad assunzione o sospensione di terapie farmacologiche e non può sostituire il parere di un professionista afferente a qualsiasi disciplina medico scientifica autorizzata.

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