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Cambridge Analytica, violata la privacy su Facebook anche in Italia? Codacons sul piede di guerra

Se lo scandalo “Cambridge Analytica” che sta investendo Facebook coinvolgerà anche gli utenti italiani, scatterà una class action promossa dal Codacons contro la società di Mark Zuckerberg. Lo afferma la stessa società dopo la richiesta di chiarimenti avanzata dall’Agcom circa l’impiego dei dati per finalità di comunicazione politica da parte di terzi. “Al pari delle associazioni dei consumatori americane, il Codacons sarà la prima organizzazione italiana a depositare una class action contro Facebook – spiega il presidente Carlo Rienzi in una nota stampa – Se saranno accertate condotte illecite circa l’uso dei dati sensibili degli utenti, la loro profilazione a fini politici e l’avvio di campagne di comunicazione a carattere elettorale, chiameremo la società a rispondere dei danni prodotti ai cittadini italiani iscritti al social network”. “Una class action che vedrà coinvolti oltre 30 milioni di italiani attivi su Facebook, e che sarà finalizzata a far ottenere agli utenti il giusto risarcimento dei danni morali subiti legati ad eventuali utilizzi illeciti di dati sensibili e alla violazione delle norme sulla privacy”  conclude Rienzi.

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Cambrdige Analytica: dove è iniziato lo scandalo?

Il programma per la raccolta di dati su Facebook fu avviato dalla Cambridge Analytica sotto la supervisione di Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump. Per Chris Wylie – la talpa’ che ha provocato lo scandalo – Bannon, tre anni prima il suo incarico alla Casa Bianca, cominciò a lavorare a un ambizioso programma: costruire profili dettagliati di milioni di elettori americani su cui testare l’efficacia di molti di quei messaggi populisti che furono poi alla base della campagna elettorale di Trump. Intanto, è scattata la prima class action contro Facebook e Cambridge Analytica negli Stati Uniti. L’azione legale è stata avanzata presso la corte distrettuale di San Jose’, in California, e potrebbe aprire la strada a molte altre cause collettive per la richiesta dei danni provocati dalla mancata protezione dei dati personali. Dati raccolti senza alcuna autorizzazione – spiegano i promotori dell’azione legale – e che sono stati utilizzati per avvantaggiare la campagna di Donald Trump.

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Cambridge Analytica, Alexander Kogan si difende

“Mi usano come capro espiatorio, sia Facebook sia Cambridge Analytica, ma la verità è che tutti sapevano tutto e tutti ritenevamo di agire in modo perfettamente appropriato” dal punto di vista legale. Alexander Kogan,  docente di psicologia a Cambridge, si difende ai microfoni di Bbc Radio 4. Sarebbe lui, attraverso una sua app, l’uomo che ha raccolto ed elaborato i dati di 50 milioni di utenti di Facebook per poi passarli a Cambridge Analytica, società di consulenza e propaganda politica impegnata fra l’altro nel 2016 a sostenere la campagna presidenziale di Donald Trump. Ma nega di aver ingannato chiunque. E mette inoltre in dubbio che quei dati possano aver avuto davvero un ruolo chiave nella vittoria di Trump.  Kogan aggiunge di essere stato rassicurato proprio dai vertici di Cambridge Analytica che la cessione dei dati e la sua consulenza con loro fosse “perfettamente legale e nei termini contrattuali”. Del resto aggiunge di considerare alla stregua di millanterie pubblicitarie le affermazioni fatte in seguito dal management della stessa Cambridge Analytica di aver avuto un ruolo cruciale per far vincere Trump.

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