di Ilaria Boldrini

Carlo Carrà: inedita Antologica alla Fondazione Ferrero di Alba


 

Il percorso artistico di Carlo Carrà (Quargnento, Alessandria, 1881- Milano, 1966) e la sua poetica visuale, sono magnificamente trattati nella mostra antologica dedicata dalla Fondazione Ferrero di Alba al grande artista, uno tra i massimi esponenti della storia dell’arte novecentesca. Sono esposte opere comprese tra il Futurismo e la Metafisica. Da non perdere.

L’esposizione, curata da Maria Cristina Bandera, ripercorre, attraverso circa settantasei opere, la carriera artistica del pittore, a partire dalla prima produzione d’ispirazione divisionista, passando attraverso l’esperienza futurista,fino ad approdare alla pittura metafisica, scelta poetica e stilistica consolidata dall’incontro con De Chirico, Savinio e De Pisis nel 1916, segnata dalla produzione di una serie di quadri neoprimitivisti e conclusa intorno al 1921.

Carlo Carrà lavorò, da giovanissimo, come decoratore a Valenza e nel 1906 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1900 studiò, a Parigi, Courbet e a Londra i pittori romantici, Constable e Turner.

L’influenza dello stile divisionista è rintracciabile in alcune opere esposte, tra le quali “Meriggio a Sagliano”,
(1909), quadro caratterizzato da una forte accensione cromatica e da una dinamizzazione formale che sembra
aprire le porte alla fase futurista.

Nel 1910 entrò a far parte del gruppo futurista capitanato da Marinetti. Lo stile pittorico futurista è riscontrabile in dipinti e opere grafiche presenti alla mostra, come “Ritmi di oggetti” e “Sintesi di un caffè concerto”.
La personalità eclettica di Carrà si espresse anche attraverso produzioni letterarie come “La Voce ” del 1915-16 e collaborazioni a “Lacerba” , rivista letteraria fiorentina fondata nel 1913 da G.Papini e A. Soffici, di ispirazione futurista.
Il passaggio dell’artista dal Futurismo alla Metafisica che avviene nel 1916, è visibile nel quadro esposto, “Il gentiluomo Ubriaco”, (facente parte di un gruppo di sette dipinti del periodo, accompagnati da studi e d’aprés’ su carta), dove si può percepire l’atmosfera metafisica di De Chirico, sebbene l’impianto coloristico si muova su tonalità più delicate, organizzate in rapporto cromatico -tonale.
Ma è in una delle opere più famose di Carrà, “Le figlie di Loth”, dipinto nel 1919, che si può ammirare il superamento della Metafisica, attraverso la ricerca di un’immagine classico-arcaica che lo portò verso un processo di semplificazione formale e di “idealizzazione geometrica” del reale; in tale capolavoro si può riscontrare il recupero sia della tradizione della cultura italiana, sia del linguaggio plastico di Giotto e Masaccio.
I visitatori della mostra potranno ammirare opere emblematiche del pittore e comprendere, attraverso il percorso museale, lo sviluppo dell’espressione artistica di Carrà nel corso della storia delle correnti artistiche del novecento, prendendo coscienza dell’influenza culturale che il suo genio ha avuto sulle generazioni di artisti che lo hanno seguito.

“Carrà”, Alba, Fondazione Ferrero, dal 27 ottobre al 27 gennaio 2013.

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