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Caso del ‘Canaro della Magliana’ storia: il terribile racconto del poliziotto che lo arrestò

Il delitto del Canaro della Magliana è un fatto di cronaca nera verificatosi nel 1988 che aveva sconvolto l’opinione pubblica per la crudeltà e l’efferatezza con le quali venne eseguito. L’assassino Pietro De Negri, detto anche il ‘Canaro della Magliana’ per l’attività di toelettatore di cani svolta al tempo in via della Magliana, zona popolare di Roma, nel quartiere Portuense, torturò la vittima, l’ex pugile dilettante Giancarlo Ricci; secondo quanto dichiarò l’assassino, infatti, sarebbe stato torturato a lungo e mutilato a più riprese prima di essere finito, sebbene molti dei dettagli cruenti forniti dal reo confesso furono smentiti dall’esame autoptico sul cadavere e dai processi.

A sinistra il Canaro della Magliana, Ricci a destra

Il delitto del Canaro: la verità processuale ridimensionò la confessione shock del killer

La sevizie e le mutilazioni di cui De Negri si assunse la paternità vennero ridimensionate dalla verità processuale che, corroborata dall’esito dell’esame autoptico sui resti della vittima, rivelò che le amputazioni inflitte al pugile Giancarlo Ricci furono eseguite in realtà post mortem, contrariamente a quanto asserito dal Canaro. La morte della vittima sopraggiunse non più di 40 minuti dalle martellate inflitte che avevano provocato un’emorragia cerebrale. Il killer invece parlò di una morte molto più lenta. Poiché agì sotto effetto della cocaina, le inchieste sul caso hanno avanzato l’ipotesi che il ‘Canaro’ abbia solo immaginato, sotto l’effetto della droga, la maggior parte delle efferatezze raccontate.

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Canaro della Magliana: a 30 anni dai fatti lo sconvolgente racconto del poliziotto che lo arrestò

Antonio Del Greco, attuale direttore operativo dell’Italpol e dirigente della squadra omicidi a Roma all’epoca dei fatti, dopo 30 anni svela particolari agghiaccianti sull’arresto e la confessione di Pietro De Negri. Intervistato su Radio Cusano Campus a “La Storia Oscura”, Del Greco ha raccontato: “Dopo il fermo tenemmo il De Negri nell’ufficio della squadra mobile più di 36 ore per farlo crollare perché eravamo già certi che fosse stato lui a commettere quell’atroce delitto, però serviva la sua confessione. Per cui avendo capito il personaggio, dopo averlo attentamente studiato anche dal punto di vista psicologico, durante l’interrogatorio, ad un certo punto avemmo l’intuito di attaccarlo personalmente dicendo ‘vabbè ma smettiamola perché tanto questo non è un uomo, questa è una persona che non avrebbe mai potuto fare quello che ha fatto a un uomo grande, grosso e forte come l’ex pugile Ricci’ …”.

Il ‘Canaro’ allora, come sdoppiandosi, cambiò voce: “Parlando con una voce da thriller da film horror che gli proveniva da dentro ci disse ‘adesso vedete se nun so’ un omo, ve dico come l’ho ammazzato quell’infame’. E con questa voce baritonale diversa dalla sua vuotò il sacco raccontandoci per 40 minuti gli orribili scempi che aveva fatto sul corpo del Ricci. Insomma, improvvisamente non era più impaurito, terrorizzato, ma parlava con questa voce forte, inquietante e lo sguardo fisso nel vuoto. Un po’ come nei film “Schegge di paura” con Richard Gere. A me dispiace per la mamma del Ricci che conosco per averla interrogata più volte, ma il ‘Canaro’ non ebbe complici, fece tutto da solo”. Ci sono stati 3 gradi di giudizio, indagini portate avanti da diversi investigatori, un pubblico ministero, un giudice istruttore, “tantissime udienze da parte della magistratura” – ha evidenziato Del Greco – ” trovo quindi assolutamente fuori luogo dire che Pietro De Negri non abbia fatto tutto da solo e che abbia avuto dei complici”.

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