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Caso Yara, aggredita perché Bossetti non aveva rapporti con la moglie: per Salvagni “Invenzioni fantastiche” dei giudici

Omicidio Yara Gambirasio ultime notizie Massimo Bossetti: è notizia di queste ore che i difensori del muratore di Mapello hanno presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di secondo grado che ha confermato la condanna all’ergastolo per il carpentiere bergamasco. Un fascicolo di quasi 600 pagine che confuta, punto per punto, tutti i capi d’accusa messi in piedi dalla procura di Bergamo e sposati dalla Corte d’Assise d’appello di Brescia lo scorso luglio. Oggi l’avvocato Claudio Salvagni, che insieme al collega Paolo Camporini difende Bossetti, è intervenuto alla trasmissione radiofonica ‘Legge o Giustizia’ su Radio Cusano Campus, per circostanziare la motivazioni dell’appello.

Claudio Salvagni

“Abbiamo esposto in 21 punti le critiche alla sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Brescia. Le domande che noi rivolgiamo alla Corte attengono a quella che noi riteniamo essere una violazione del diritto di difesa. È innegabile dirlo: Bossetti non si è mai potuto difendere. Dovrebbe prendere come un atto di fede quanto fatto dai consulenti dell’accusa. Noi non abbiamo nemmeno mai visto i reperti, sembra assurdo ma è così. Questo processo è stata caratterizzato dallo scontro in punta di diritto”.

L’asse portante del ricorso, come già annunciato e com’era prevedibile, la mancata concessione da parte della Corte di Brescia di una super perizia sul Dna chiesta con forza dalla difesa del muratore di Mapello: “Non consentire una perizia è contro le regole del nostro ordinamento. Se si ha lo strumento per fare luce su una situazione perché non dovrebbe essere utilizzato? Lo chiede l’imputato perché altrimenti non si può difendere”.

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Tra le motivazioni addotte dai giudici per motivare il movente del delitto (l’imputato avrebbe aggredito la vittima rea di aver respinto un suo approccio sessuale) il fatto che nelle settimane precedenti l’omicidio l’imputato sarebbe stato in crisi con la moglie, con la quale da tempo non aveva rapporti intimi. Salvagni su ciò ha le idee molto chiare: “In questa vicenda si è perso di vista il focus principale sul quale ragionare. Si parla di cose che non hanno rilievo processuale. Io contesto anche quello nelle motivazioni della sentenza di secondo grado. Sostenere che i coniugi non andassero d’accordo e che non avessero rapporti sessuali tali per cui questi diventano il movente per un assassinio di quel tipo mi sembra pura fantasia. Nessuno era nel loro letto, nessuno può sapere cosa succedeva. Il fatto che non andassero d’accordo è una mera illazione. È un ragionamento fantastico che fa la Corte in un eccesso creativo. Di conseguenza se ne parla nei salotti televisivi, ma è un argomento che distoglie l’attenzione da quello più importante, ovvero la possibilità di andarsi a difendere contro il DNA”.

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