di M.B. Michela in , ,

Caso Yara condanna Massimo Bossetti news: prove di colpevolezza oltre il Dna


 

Caso Yara condanna Massimo Bossetti news: prove di colpevolezza oltre il Dna. Nuovi dettagli sulle motivazioni della sentenza d’appello depositate ieri

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Omicidio Yara Gamnirasio ultime news: Massimo Bossetti condannato all’ergastolo senza se e senza ma anche dai giudici della Corte d’Assise d’appello di Brescia, che con fare perentorio – è messo nero su bianco sulle 376 pagine di motivazioni depositate ieri 16 ottobre – hanno rimarcato l’assoluta convinzione che l’assassino della ginnasta 13enne di Brembate è proprio lui.

Nella sentenza è scritto che il muratore bergamasco – il quale da sempre si professa innocente – “ha dato prova di un’indole malvagia, priva del più elementare senso di umana pietà. Ha colpito più volte, con azione prolungata, vigliaccamente e senza alcun segno di ravvedimento”. Per questo l’imputato non merita sconti, e per “l’inaudita gravità del fatto, la notevole intensità del dolo, la deprecabile motivazione”. La corte di Brescia ha sposato anche il movente prodotto dalla Procura e dalla corte di Bergamo, di natura sessuale. I giudici di Brescia parlano infatti di “avances respinte” da cui è scaturito il delitto, “posto in essere vigliaccamente nei confronti di una ragazzina indifesa lasciata morire in preda a spasmi e inaudite sofferenze”. Dopodichè Massimo Bossetti “ha continuato a vivere con assoluta indifferenza e ha continuato ostinatamente a negare assumendo la posizione di chi sfida l’inquirente a provare la sua colpevolezza”.

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Il presidente della corte Enrico Fischetti definisce “dato certo” quello scientifico che ha inchiodato l’imputato, e dopo aver spiegato bene i passaggi relativi a Dna nucleare e Dna mitocondriale, ha confermato che il profilo genetico trovato sugli slip e sui leggings della vittima resta il perno dell’impianto accusatorio che ha portato alle due condanne all’ergastolo. Il Dna “è la firma dell’omicidio della povera Yara”; potrebbe trattarsi di sangue (la natura della traccia non è mai stata accertata), “eventualità compatibile” – ha scritto Fischetti – “con il rinvenimento di emoglobina sul tappetino, lato conducente, del furgone di Bossetti”.

Confutata l’accusa fatta dai difensori di Bossetti, che hanno sempre criticato e messo in discussione il modus operandi degli inquirenti: “Oltre ad essere stati utilizzati kit diversi, pozzetti diversi, personale diverso, diluizioni diverse, sequenziatore diverso, è stato utilizzato per le analisi addirittura un laboratorio diverso. In definitiva, su 104 tracciati, in ben 71 è stata riscontrata la presenza del Dna e, quindi, del profilo genetico di un individuo di sesso maschile che poi la dottoressa Gino (consulente difensivo di Massimo Bossetti ndr) ha riconosciuto essere corrispondente al profilo genetico appartenente a Bossetti Massimo Giuseppe“.

La Corte pertanto ha concluso: “Bossetti non abita a Genova o Pordenone, ma è nato a Clusone nel 1970, lavora in un cantiere edile, è sicuramente figlio di Ester Arzuffi e di Giuseppe Benedetto Guerinoni, frequenta per sua stessa ammissione Brembate Sopra, svolge l’attività di muratore (polvere di calce fu rinvenuta sul cadavere di Yara ndr), si muove nei giorni lavorativi solo con un autocarro Fiat Daily, non ricorda e non sa dire dove fosse il pomeriggio e la sera del fatto, conosce la zona di Chignolo d’Isola”.

Sentenza, questa, che la criminologa Roberta Bruzzone giudica “una pietra tombale” sul caso. Bossetti inchiodato non solo dal Dna ma anche da un corollario di altri indizi pesanti a suo carico, primo fra tutti il furgone che si aggirava nei pressi della palestra di Brembate prima che Yara uscisse da lì per recarsi a casa. “Non solo l’imputato è raggiunto dalla prova granitica” del Dna “diretta in quanto rappresentativa direttamente del fatto da provare, collocandolo sul luogo dell’omicidio” – si legge in un passaggio delle motivazioni – ma anche “da una serie di elementi indiretti che uniti tra di loro consentono di giungere a una sicura affermazione di responsabilità”.

“I giudici hanno messo una pietra tombale anche sul furgone. Ci sono le prove che il mezzo abbia girato per diversi minuti intorno alla palestra prima che Yara venisse adescata. A questo punto la ricostruzione di quel pomeriggio mi pare indiscutibile Non credo ci possano essere spazi per ricostruzioni alternative. Poi c’è il dna, altra prova granitica. Di fronte ad un simile scenario confermato tanto in primo che in secondo grado, non credo proprio che vi possano essere spazi per un giudizio diverso in Cassazione”, così la Bruzzone a Intelligonews.

 

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