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Caso Yara, Massimo Bossetti fa il muratore in carcere: la sua nuova vita e l’astio da parte di altri detenuti

Massimo Bossetti fa il muratore in carcere e si prepara al processo d’Appello

Caso Yara, Massimo Bossetti si prepara al processo d’Appello, convinto di potere dimostrare la sua innocenza. La speranza sua e dei suoi legali è che i giudici di Brescia accolgano la sua richiesta: fare una super perizia sulla traccia di Dna rinvenuto sul corpo della 13enne uccisa, che ha portato alla sua condanna in primo grado all’ergastolo.

Benché provato dalla detenzione – il carpentiere di Mapello è in carcere dal 16 giugno 2014 – Bossetti sembra reagire. Combattivo, pare abbia iniziato a lavorare nel carcere di Bergamo in cui è rinchiuso. Fa il muratore, Bossetti, e in tempi record ha abbattuto un muro di una cella, per allargare lo spazio dedicato a un salone. Ha realizzato in breve tempo il lavoro, nonostante gli fosse stato detto di fare con calma, perché non c’era fretta. Il giornalista Matteo Pandini racconta su Libero la vita in carcere del presunto assassino di Yara Gambirasio: un detenuto modello, di poche parole, che cerca di rispettare le regole del penitenziario e non ha mai avuto scontri e/o dissidi con gli altri detenuti. Quasi ‘invisibile’, Bossetti tira dritto e pensa al processo d’Appello che inizierà a breve.

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Sembra avere fatto sua la ‘Regola Benedettina’ dell’ora et labora: fa il muratore, lavora e pensa. E prega. Segue la messa e interagisce con il cappellano, anche se non ha mai fatto richiesta esplicita della necessità di un aiuto spirituale particolare. Bossetti ce la fa con le sue forze, e con l’appoggio morale dei suoi familiari: la moglie Marita Comi non l’ha mai abbandonato, e quando le è possibile porta con sé uno dei loro figli per fargli visita in carcere.

Massimo Bossetti inviso ad alcuni detenuti: il lancio delle pietre e la paura di ritorsioni

Massimo Bossetti come gli altri in quella sezione del carcere di Bergamo in cui è rinchiuso, è un detenuto ‘particolare’, perché il reato di cui è accusato è tra i peggiori: omicidio a sfondo sessuale a danno di un minore. Ciò lo rende particolarmente inviso ad alcuni detenuti, non curanti del fatto che si è davvero colpevole solo con il terzo grado di giudizio.

Non è dunque una vita facile quella di Bossetti in carcere: sempre su Libero si legge di un presunto lancio di pietre all’indirizzo del muratore di Mapello, durante l’ora d’aria: “Il sasso, scagliato dal cortile dei detenuti comuni, non ha colpito nessuno. Era l’ora d’aria. Bossetti, come al solito, se ne stava per i fatti propri. A prendere il sole. È calmo. Già abbronzato. Non ha mosso un muscolo, quando la pietra ha superato il muro di cinta ed è caduta a pochi metri da lui”.

Massimo Bossetti incontra la madre in carcere dopo il clamore legato alla presunta inseminazione inconsapevole

Ester Arzuffi è andata a trovare il figlio in carcere, dopo il clamore mediatico seguito alle sue dichiarazioni relative alla presunta inseminazione artificiale a sua insaputa, che a suo dire spiegherebbe perché Massimo Bossetti è figlio biologico di Giuseppe Guerinoni e non del suo defunto marito, Giovanni Bossetti.

La donna avrebbe deciso di non rilasciare più interviste, anche se ormai la notizia ha iniziato a camminare da sola, e secondo le indiscrezioni quella di un presunto fratellastro di Bossetti in giro per Brembate potrebbe essere la nuova linea intrapresa dalla difesa di Bossetti nell’imminente processo.

Ecco cosa aveva detto il 14 febbraio scorso Ester Arzuffi alla trasmissione di La7, ‘Bianco  Nero’: 

“Conoscevo Giuseppe Guerinoni perché mi portava al lavoro quasi tutti i giorni. Successe tra il 1966 e il mese di marzo del 1967. Bossetti è nato il 28 ottobre 1970, cioè oltre tre anni dopo. Lo so che la scienza non sbaglia, ma io non sono mai stata con Guerinoni. Ve lo giuro. Non ho fatto nulla con lui, non ci sono andata nemmeno in “camporella”. Scusate il termine… Sono sincera, è così, non dico bugie”queste le parole della Arzuffi a ‘Bianco e Nero’“Certo, se non ho avuto rapporti con Guerinoni, qualcosa il mio ginecologo può darsi che abbia fatto. Mi spiego la cosa solo con la procreazione medicalmente assistita, a cui sarei stata sottoposta in maniera inconsapevole”.

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