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Caso Yara news, Massimo Bossetti: perché la Cassazione potrebbe dargli ragione

Omicidio Yara Gambirasio ultime notizie: Massimo Bossetti gioca la sua ultima carta in Cassazione. L’udienza è fissata per il 12 ottobre prossimo, un giorno importantissimo per il muratore di Mapello, condannato all’ergastolo anche in Appello per l’omicidio della 13enne di Brembate avvenuto il 26 novembre 2010. Bossetti si professa da sempre innocente, com’è noto, e ripone le sue ultime speranze nel ricorso fatto dai suoi difensori, i quali nel fascicolo depositato in Cassazione hanno, ancora una volta, chiesto che all’imputato sia concesso di difendersi, come l’ordinamento giuridico impone, attraverso lo svolgimento di una super perizia sul Dna (negata in Appello) che possa chiarire le anomalie relative alla traccia genetica di Ignoto 1 (per la Procura e per due tribunali riconducibile a Bossetti) rinvenuta sugli slip della vittima e che ha portato alla incriminazione del carpentiere bergamasco, tratto in arresto il 16 giugno 2014.

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Sulla questione è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus Piero Tony, ex magistrato ed autore del libro denuncia “Io Non posso tacere”. L’opinione dell’esperto in materia di diritto circa la ‘questione Bossetti’ è stata chiara: “Il DNA (che ha inchiodato Bossetti ndr) è stato utilizzato fuori dalla normativa”. Sull’oneroso compito dei giudici della Corte di Cassazione Tony è stato franco: “Non vorrei essere nei panni di chi dovrà dare una giustificazione al fatto che sia stato dato valore ad un accertamento tecnico, con la modalità ripetibile, e poi sia stato valutato come l’esito di una perizia; l’imputato ed il suo difensore (Massimo Bossetti e l’avvocato Claudio Salvagni ndr) hanno sempre chiesto di poter fare una perizia. Hanno chiesto di veder riconosciuto il diritto di difendersi. Il diritto di difesa è un diritto costituzionale. Qui non c’entra la valenza probatoria del DNA. Bossetti è stato condannato all’ergastolo sulla base di un accertamento tecnico di polizia, al di fuori della presenza del suo difensore, e la cosa è estremamente intrigante”.

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Tra le questioni sviscerate anche l’infelice tweet di Angelino Alfano, al tempo ministro dell’Interno, la sera in cui Bossetti fu tratto in arresto: “Abbiamo catturato l’assassino di Yara” che mandò in frantumi il diritto alla presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio per qualunque indagato. “E’ uno degli elementi del processo mediatico che combatto da sempre. Un ministro non può, sulla base di un arresto, dire quello che ha detto” – ha asserito l’ex magistrato durante la trasmissione radiofonica Legge o Giustizia “Il problema è un altro. Quando viene fatto un accertamento tecnico senza la presenza difensiva, questo tesoretto processuale accumulato al di fuori della difesa può essere estratto dalla cassaforte nei confronti di una persona che all’epoca non esisteva come parte processuale? Come si motiverà questo utilizzo che io ritengo al di fuori della normativa? Il codice penale spiega e dice chiaramente che tutto quello che viene acquisito senza il difensore dell’indagato presente, bene o male, non è utilizzabile”.

 

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