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Caso Yara news, Massimo Bossetti scrive ai giudici della Cassazione: la sua disperazione

Omicidio Yara Gambirasio ultime notizie Massimo Bossetti: il muratore di Mapello, condannato in primo e secondo grado all’ergastolo per il delitto della 13ene di Brembate, avvenuto la sera del 26 novembre 2010, è in attesa della sentenza della Cassazione la cui udienza è fissata per il prossimo 12 ottobre. Bossetti si professa da sempre innocente e vittima di un clamoroso errore giudiziario. Spera nel verdetto della Cassazione, ai cui giudici si è rivolto in queste ore con un messaggio accorato in cui auspica l’assoluzione.
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“Signori giudici, chi vi scrive è Massimo Bossetti. Quello che a tutti voi chiedo è com’è possibile, per un uomo, difendersi se non gli viene mai data la possibilità tramite una perizia sul dna più volte da me implorata”, queste le parole usate dal carpentiere bergamasco nella lettera arrivata ieri alla trasmissione ‘Iceberg Lombardia’ di Telelombardia cui ha partecipato, presente in studio, uno dei difensori di Bossetti, Claudio Salvagni. Proprio sulla perizia negata verte infatti il ricorso in Cassazione fatto dalla difesa del muratore, convinta che, se ripetuto, l’esame sul Dna potrebbe mettere in luce delle falle nel modus operandi dei Ris durante le indagini e dimostrare l’estraneità ai fatti dell’imputato. Bossetti si definisce una persona “oggi ferita, umiliata di fronte alla sua famiglia, ai suoi figli, di fronte al mondo intero”. Ecco il contenuto integrale della sua missiva ai giudici della Suprema Corte di Cassazione:

“Come uomo vengo a voi per condividere questa mia condizione di “uomo” a cui è stato tolto tanto, se ormai non tutto. Tolta ogni dignità, dignità di figlio con una mamma che ormai non ha più lacrime, una famiglia che ne ha viste e vissute tante, stravolta, rovinata. Ogni volta che ho un colloquio con i miei cuccioli, figli porto per giorni il fardello della disperazione, con mia moglie che dal cuore mi dà coraggio ma dai suoi occhi traspare la tanta, immensa sofferenza. Posso dire che tengo aperto il mio cuore alla speranza per i miei cari e per la mia innocenza ed è anche questo che ad ogni notte, ad ogni mattina osservando questo mondo da una finestra sempre più agli occhi miei sbarrata, cerco sempre la speranza di un momento migliore, di un giorno migliore ma le mie sofferenze, le umiliazioni, i bocconi amari che ha volte ho dovuto e continuo a trangugiare, non riescono a scivolare dal mio corpo, sono ormai troppo impressi nel mio corpo. Quello che a tutti voi chiedo com’è possibile per un uomo difendersi se non gli viene mai data nessuna possibilità nel potersi difendere anche solo un’onesta, sacrosanta, benedetta perizia su un dna più volte da me implorata, supplicata fino quasi a doverla chiedere in ginocchio? Io voglio tornare a sperare in questa nostra giustizia italiana, dove pone al centro il giudizio all’uomo e non i propri o grandi interessi. Cari signori giudici questo è lo sfogo, l’urlo disperato di un “uomo” che mai ha smesso nel lottare e con forza vi grida, con coraggio nel far luce illuminando quanto ancora è avvolto nell’oscurità in una sola parola: verità. Per favore date la gioia della speranza ad un “uomo” perché ad oggi la mia vita non è più vita!”.

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