di Michela Becciu in ,

Cesare Battisti estradizione news, lui: “Mi consegneranno alla morte”


 

Cesare Battisti estradizione news, lui: “Mi consegneranno alla morte”. Gli ultimi sviluppi del caso

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Cesare Battisti vicino alla estradizione in Italia? “Se il Brasile confermerà la mia estradizione in Italia mi consegneranno alla morte”, ha detto lui.

Queste le parole dell’ex terrorista oggi, giovedì 12 ottobre, intervistato da ‘O Estado de Sao Paulo’. “Perché non ho diritto di restare in Brasile?” – chiede poi durante l’intervista realizzata a Cananeia, sul lungomare di San Paolo – “Non ho mai pensato di uscire dal Brasile, ma se avessi voluto farlo non sarei andato in Bolivia, avrei scelto l’Uruguay, perché è un Paese un pò più affidabile ed è dove ho più relazioni”.

Ha negato di aver tentato di fuggire il giorno in cui è stato arrestato a Corumba, nel nord della Bolivia, ed ha detto di non sapere “su cosa si basi” l’ufficio legale della presidenza della Repubblica brasiliana per giustificare una sua possibile estradizione. I suoi avvocati sono ancora in attesta di sapere maggiori informazioni al riguardo.

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Tuttavia i legali di Battisti si sono detti convinti che il presidente brasiliano, Michel Temer, non autorizzerà l’estradizione in Italia dell’ex terrorista: “Siamo fiduciosi che il presidente della Repubblica, noto docente di Diritto costituzionale, rispetterà le norme brasiliane, nonostante le pressioni politiche interne ed esterne”.

Notevoli in queste ore i passi avanti verso l’estradizione, dopo che il presidente brasiliano Michel Temer ha revocato lo status di rifugiato politico concesso all’ex terrorista – latitante da 36 anni –  dall’ex presidente Lula.

L’arresto di Cesare Battisti: la versione dell’ex terrorista

Ai giornalisti di ‘Estado’ oggi Battisti ha raccontato che quando è stato fermato dalla polizia non stava cercando di fuggire (pare per evitare la possibile estradizione, viste le pressioni in tal senso fatte da mesi dal governo italiano): lui ha raccontato che era su un’auto, in compagnia di due amici, e che avrebbe dovuto “comprare giacche di pelle, vino e materiale da pesca” in quella zona perché “è più economico. Ma è evidente che ci stavano aspettando”. Per Battisti dunque “da tempo questa operazione veniva organizzata con l’aiuto dell’ambasciata d’Italia a Brasilia. Se non mi avessero preso a Corumbà sarebbe stato a San Paolo o a Curitiba. Il piano era pronto. Qualsiasi pretesto era buono”.

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