di Sabina Schiavon in ,

Cesare Lombroso, una figura divisa tra modernità e profonde contraddizioni [Intervista]



 

Cesare Lombroso, “un uomo in chiaroscuro”: ecco l’intervista al direttore del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” di Torino

cesare lombroso museo torino

 

Nonostante le sue teorie siano oramai considerate superate, Cesare Lombroso è ancora oggi oggetto di numerose controversie: allo stesso modo, anche il Museo di Antropologia Criminale di Torino a lui dedicato è stato negli anni protagonista di molte polemiche nonché di petizioni che ne chiedevano addirittura la chiusura. Ma chi era davvero Cesare Lombroso? Ne abbiamo parlato con Silvano Montaldo, direttore del museo torinese, che ci ha spiegato qualcosa in più sullo studioso da molti considerato fondatore della criminologia.

Iniziamo presentando il museo: quando e come è nata l’idea di allestire un museo di antropologia criminale?

“In realtà è un’idea che risale indietro nel tempo… Se proprio vogliamo trovarne un inizio potremmo però fare riferimento ad un libro del 1975 di Giorgio Colombo, “La scienza infelice”. E’ un libro principalmente fotografico in cui sono raccolte le immagini dei reperti custoditi nel Museo di Lombroso allora in una situazione di totale abbandono. In una società in cui iniziavano a farsi strada le discussioni sulla riforma dei servizi psichiatrici ma anche dai testi di Foucault, lo studioso trovò gli oggetti di Lombroso molto interessanti. salone_lombrosoDopo quel libro è iniziata una vera e propria riflessione sia da parte dei responsabili di allora del museo sia degli storici, riflessione che ha portato nel 1985 all’allestimento – presso la Mole Antonelliana – della prima mostra dedicata a Lombroso dal titolo “La scienza e la colpa”. L’esposizione fu un grandissimo successo: oltre ai 300mila visitatori, infatti, la mostra mise in risalto anche l’interesse internazionale per la figura di Cesare Lombroso e la sua collezione torinese. La collezione di reperti appartenuti a Lombroso, infatti, parla di una storia internazionale ovvero di come si sia iniziato – nel corso del Settecento e Ottocento – a riflettere sul tema delle cause della criminalità, della devianza o dei comportamenti anomali ma anche delle risposte date. Dopo essere nato come collezione privata dello studioso ed essersi trasformato nel corso della sua storia anche in una grande mostra, quindi, il museo vede la sua apertura nel 2009. Ovviamente, se per Lombroso erano testimonianze della sua teoria, attualmente il museo è una preziosa testimonianza di un’epoca.”

Siamo nel 2016 e le teorie di Lombroso sono oramai considerate superate. Quale idea di Lombroso vuole quindi davvero lasciare il museo ai suoi visitatori?

“Lombroso è stato un personaggio importante della storia culturale del nostro Paese in quanto uno dei maggiori interpreti del Positivismo italiano (e non): si tratta di una fase attraversata dalla cultura occidentale in cui si è pensato che fosse possibile estendere i metodi della scienza della natura allo studio del comportamento umano. Il Positivismo è stata quindi una fase che ha apportato inevitabili modernizzazioni alla cultura occidentale ma che aveva indubbiamente anche dei limiti. Lombroso è quindi allo stesso tempo interprete sia di questa modernità sia di queste profonde contraddizioni: potremmo quasi definirlo una figura in chiaroscuro. Il compito del museo è quello di conservare e valorizzare i beni culturali della collezione nonché collocare in una maniera storicamente corretta la figura di Lombroso.” sala_carcerati

Cosa mi dice del riscontro del pubblico? “Abbiamo un ottimo riscontro in quanto il polo museale ha 50mila visitatori all’anno e quello di Lombroso è quello più visitato. Interessante è anche il fatto che, dall’inaugurazione sino ad oggi, il numero di visitatori non solo non è diminuito ma è anche cresciuto”

Nonostante la petizione presente su Change.org, quindi, il museo sembra non averne risentito…

“No, dal punto di vista dei visitatori non ne ha risentito. Potremmo però fare un discorso relativo agli studiosi: riceviamo infatti continuamente richieste da parte di ricercatori italiani (e non) sia di mettere a disposizione la collezione di Lombroso sia di consultare l’archivio. La pellagra, l’arte manicomiale, il delitto politico, ecc… Nonostante i suoi molti limiti, Cesare Lombroso ha posto domande tutt’oggi molto interessanti.”

Il futuro del Museo… Ci sono progetti in corso?

“Nonostante la continua cura, per ora non stiamo valutando un riallestimento. Stiamo però lavorando sull’archivio, quella parte di collezione consultabile su richiesta ma non visibile al pubblico; esiste infatti in progetto di rendere consultabile on-line l’intera corrispondenza di Lombroso, anche in risposta alle continue richieste degli studiosi di poter consultare e studiare il contenuto dei documenti dello studioso.”

 

Foto: © Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso”, Università di Torino

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