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Che fine hanno fatto quei 49 milioni di euro spariti dai conti della Lega?

Al di là della sentenza della Cassazione che due giorni fa ha ridato il via libera al sequestro di somme sui conti della Lega pari a quelle dei rimborsi elettorali sparite dai suoi conti, la questione più importante, in queste ore, crediamo è un’altra: che fine hanno fatto quei 49 milioni di euro? Perché non vorrete credere che questi soldi siano già stati tutti spesi, vero? Non siamo certo gli unici a chiedercelo, ma finora la pista che porta al tesoro nascosto del Carroccio non è stata individuata. Non lo credono i magistrati che hanno aperto un’inchiesta per riciclaggio e non lo credono i giornalisti che hanno realizzato documentate inchieste in questi mesi. Ricordiamo come è nata la vicenda, quali risvolti giudiziari ha avuto sinora e quali potrebbe avere nel prossimo futuro.

Soldi della Lega: la vicenda giudiziaria

Nel luglio del 2017 il tribunale di Genova ha condannato per truffa ai danni dello Stato il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, l’ex tesoriere del partito, Francesco Belsito, tre dipendenti del Carroccio e due imprenditori. Il procedimento riguardava i rimborsi elettorali ricevuti tra il 2008 e il 2010 dalla Lega, ai tempi ancora denominata Lega Nord, rimborsi che secondo la Magistratura erano stati utilizzati invece per spese personali. Nell’ambito di questo procedimento il tribunale di Genova ha poi deciso di procedere alla confisca alla Lega Nord di circa 49 milioni di euro a titolo di risarcimento per i rimborsi ingiustamente utilizzati: quale «somma corrispondente al profitto, da tale ente percepito, dai reati per i quali vi era stata condanna». Si arriva così al 4 settembre del 2017 quando la procura di Genova ha chiesto e ottenuto con un decreto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca della somma. Ma è proprio qui che arriva la sorpresa: nei conti correnti della Lega i magistrati hanno trovato solo circa 2 milioni di euro. Che fine hanno fatto dunque questi 49 milioni di euro che avrebbero dovuto essere sui conti del partito? Tutti davvero spesi in rimborsi?

Quindi dove sono finiti questi (benedetti) 49 milioni?

Se lo chiedono prima di tutto i magistrati: l’indagine non è finita e cercherà di rispondere a questa domanda. Se la sono fatta anche i giornalisti, primi fra tutti quelli de L’Espresso. Ieri il settimanale, in un articolo a firma di Giovanni Tizian e Stefano Vergine, è tornato sulla vicenda per parlare della (presunta) responsabilità anche di Matteo Salvini che, pur essendo a conoscenza dell’inchiesta a carico di Belsito e Bossi, avrebbe comunque incassato 820mila euro a titolo di rimborso per le Regionali del 2010. L’Espresso pubblica anche i documenti contabili che lo certificano, sia quelli del Senato sia quelli (clamoroso come abbia potuto averli…) della stessa Lega. E fin qui, ok, a L’Espresso risponderanno sicuramente i legali di Salvini. Ma quello che qui c’interessa capire è dove siano finiti davvero tutti quei soldi, ben più di 820mila euro, e se siano stati tutti spesi in rimborsi oppure no. Nemmeno L’Espresso che da tempo è sulla preda come un cane da caccia lo sa o lo riesce ad ipotizzare chiaramente. Ma nell’articolo inchiesta del 3 aprile scorso, intitolato “Caccia ai soldi della Lega”, Giovanni Tizian e Stefano Vergine parlano ad esempio di una strana Onlus che sarebbe servita da collettore per i finanziamenti illeciti del partito. Tutte, ovviamente, ipotesi giornalistiche. Ipotesi che secondo il settimanale sarebbero documentabili: “I documenti ottenuti da L’Espresso –  scrivono Tizian e Vergine – permettono di andare oltre i bilanci ufficiali e ricostruire un pezzo delle trame finanziarie architettate dal Carroccio negli ultimi sei anni, quelli cioè che vanno dalla cacciata di Umberto Bossi a oggi. Il risultato è che alla narrazione legalitaria sostenuta pubblicamente da Salvini si sovrappone una gestione economica opaca, che richiama il passato bossiano, tempi che “il capitano” vuole far cadere nell’oblio al più presto”. Che parte dei soldi dei rimborsi elettorali “spariti dai conti” siano finiti in questo meccanismo? Difficile provarlo ed è comunque compito della Magistratura.

La difesa di Salvini e la nuova indagine della Procura

Matteo Salvini ha sempre negato il coinvolgimento con l’affaire rimborsi e la vicenda giudiziaria Belsito-Bossi così come nega oggi che ci siano soldi spariti dai conti della Lega. Lo scorso 3 gennaio ha dichiarato: «Oggi sul conto corrente della Lega nazionale abbiamo 15 mila euro». Intanto però a Genova è stata aperta un’indagine per riciclaggio a carico d’ignoti sui soldi spariti dai conti della Lega. L’ipotesi dei magistrati liguri è che la Lega abbia cercato di nascondere parte dei propri soldi per evitare che venissero sequestrati, trasferendoli in Lussemburgo per poi farli rientrare in Italia. Non è chiaro però quando questo sia avvenuto: forse durante le gestioni successive a Bossi, quindi quelle di Roberto Maroni e Matteo Salvini. Però questa indagine riguarda solo una piccola parte di quei soldi, in particolare si tratta di 3 milioni.
Dopo l’ultima pronuncia della Cassazione, Salvini ha affermato: «E’ un processo politico che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto». E ancora: «Se ci sono fatti di dieci anni fa, si pensi a quelli che c’erano dieci anni fa; i milioni di italiani che col 2 per mille danno un contributo al nostro partito non c’entrano. Siamo sereni». Quindi torniamo alla domanda iniziale: che fine hanno fatto quei maledetti (è proprio il caso di dirlo) 49 milioni? Se sono stati spesi, che la Lega produca i documenti contabili e chiuda definitivamente questa pagina con un atto di trasparenza politica. La Magistratura, invece, siamo certi farà la sua parte fino in fondo.
(continua)

Leggi anche —> “Salvini sostenuto dal politico con legami con la mafia”: l’affondo del Guardian

Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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