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Chi è Carlo Calenda, il Ministro che punta al Pd dopo i Governi Letta, Renzi e il ruolo in Europa

Chi è Carlo Calenda, l’uomo politico che punta al Partito Democratico dopo cinque anni di Governo con Letta, Renzi e Gentiloni e che vorrebbe tesserarsi nel peggior momento storico della forza politica del Nazareno? Sta catalizzando l’attenzione su Twitter da lunedì con una serie di messaggi e cinguettii che non lasciano spazio a interpretazione: “Non punto alla Segreteria – scrive Calenda sui social – ma voglio tesserarmi con il Pd in questo momento così difficile. Certo – ribadisce ancora – il mio sarebbe il tesseramento più breve della storia qualora i DEM dovessero siglare l’accordo con il Movimento 5 Stelle…”

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Chi è Carlo Calenda: biografia e l’amicizia con Montezemolo

Carlo Calenda è nato a Roma nel 1973 dall’economista Fabio Calenda e dalla regista Cristina Comencini. Da bambino, a soli dieci anni, è stato attore nello sceneggiato televisivo ‘Cuore’ diretto dal nonno Luigi Comencini, dove interpreta lo scolaro protagonista Enrico Bottini. La sua formazione politica e imprenditoriale gode degli ottimi rapporti con Montezemolo. Dopo aver conseguito la Laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, comincia a lavorare per società finanziarie prima di approdare nel 1998 alla Ferrari, dove assume i ruoli di responsabile gestione relazioni con i clienti e con le istituzioni finanziarie. La società del cavallino rampante è in piena era Montezemolo. Una breve parentesi a Sky Italia e poi viene chiamato in Confindustria. A volerlo è anche questa volta il suo mentore. Lo nomina suo assistente e poi direttore dell’area strategica e affari internazionali durante la sua presidenza dal 2004 al 2008.

Il ruolo politico con il Governo Pd dal 2013

Carlo Calenda, che Matteo Renzi, quando era premier, ha scelto come il ministro dello Sviluppo, il rientro a Roma nel palazzo di via Veneto che ospita il dicastero è stato quasi un ritorno a casa. Calenda è stato vice ministro dello sviluppo dei governi Letta prima e Renzi poi, anche se, per gli impegni legati alla delega per il commercio con l’estero, è rimasto seduto poco sulla sua scrivania e ha speso molto tempo all’estero per promuovere il made in Italy e gli investimenti stranieri nel nostro Paese. Poi è stato nominato Rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione Europea, un ruolo di ambasciatore “politico”, più vicino alle logiche Usa che a quelle Europee, necessario secondo il premier per gestire il confronto, non sempre agevole, tra Italia e Commissione Ue.

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