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Chi è il professor Giovanni Tria: curriculum, biografia e pensiero economico del ‘ministro’ del Tesoro

È il professor Giovanni Tria il nome che sblocca la trattativa Lega – Movimento 5 Stelle e sposta Savona ad altro Ministero. Dunque, Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono riusciti a sciogliere il nodo più importante che domenica aveva portato al no di Mattarella al Governo del Cambiamento. Ma chi è il Professor Giovanni Tria, profilo scelto da Lega e Movimento 5 Stelle? Andiamo a scoprirne di più per quanto concerne il ministro che sarà proposto, dal Governo Conte, al Tesoro. Tutte le curiosità su curriculum, biografia e pensiero economico.

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Chi è il Professor Giovanni Tria? La biografia e la carriera

Giovanni Tria è professore ordinario di Economia Politica, Facoltà di Economia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata. È stato presidente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Direttore del CEIS (Centre for Economic and International Studies), Università di Roma Tor Vergata; Direttore Master di II livello in Economia dello sviluppo e Cooperazione Internazionale presso la Facoltà di economia – Università di Roma Tor Vergata. Insegna Macroeconomia ed Economia dello Sviluppo alla Facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata. Ha trascorso periodi di ricerca alla Columbia University, Beijing University, Simon Fraser University (Vancouver).

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piano b savona

Giovanni Tria pensiero economico: quello che circola in rete

Tra i temi di ricerca più recenti da parte di Giovanni Tria vi è l’economia della giustizia e del crimine ed il ruolo delle istituzioni nell’economia, produttività nei servizi e crescita, migrazioni internazionali e sviluppo, federalismo fiscale. Nell’ambito dell’interesse per i problemi del sottosviluppo ha svolto attività di consulenza per la Banca Mondiale e la Cooperazione italiana ed è stato delegato italiano al Consiglio d’amministrazione dell’ILO (International Labour Office).

Giovanni Tria e il pensiero sul Governo del Cambiamento

Solo qualche settimana fa, su Formiche.net, il professor Giovanni Tria commentava così il contratto di Governo: “Il primo è che il costo delle riforme, o più modestamente dei provvedimenti annunciati, dipende dalla loro specifica configurazione una volta che l’annuncio si dovrà tradurre in norme. Con tutto il rispetto per le competenze riunite intorno al tavolo politico delle trattative, poi le norme attuative dei propositi si dovranno scrivere con le competenze istituzionali in grado di misurare effetti di bilancio e coerenze legislative di sistema. E in genere la realtà delle cifre ridimensiona spesso la visione. Il secondo è che fino ad oggi non è emerso un accordo chiaro su quali siano i paletti di bilancio che si vorranno rispettare. In altri termini, se le compatibilità di bilancio del programma dipenderanno da un improbabile mutamento delle regole europee (abbiamo già avuto un governo che è partito con il proposito di battere i pugni sul tavolo a Bruxelles) o se queste regole saranno forzate.”

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Giovanni Tria e il reddito di cittadinanza: il suo pensiero su Formiche.net

E ancora, Giovanni Tria, papabile al Tesoro, scrive sul reddito di cittadinanza sul portale Formiche.net: “Non sappiamo ancora cosa sarà questo reddito di cittadinanza e, quindi, le risorse richieste e l’ampiezza del pubblico dei beneficiari. Esso sembra oscillare tra una indennità di disoccupazione un poco rafforzata, (e tale da avvicinarla a sistemi già presenti in altri paesi europei, come ad esempio in Francia, certamente più generosa dell’Italia con chi perde il lavoro) e magari estesa a chi è in cerca di primo impiego, e un provvedimento, improbabile, tale da configurare una società in cui una parte della popolazione produce e l’altra consuma.”

Giovanni Tria e la flat tax: il suo pensiero su Formiche.net

Si parla di partire con una doppia aliquota. La questione è tecnicamente complessa ma ciò che conta è avviare il processo di semplificazione del sistema e la sua sostenibilità dipende non tanto dall’aliquota unica o le due aliquote, ma dal livello delle aliquote. La scommessa, secondo i sostenitori della riforma, è che essa porti ad effetti benefici sulla crescita e quindi generi quel gettito fiscale aggiuntivo che dovrebbe compensare, almeno in parte, anche il costo iniziale della riduzione delle aliquote.

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