di Alessandro Cirinei

Chi si ricorda di Raul Gardini e della vicenda Montedison?


 

Negli anni ’80 Raul Gardini rappresentava nell’immaginario collettivo il classico imprenditore di successo. Eccentrico, amante del lusso e dell’eleganza, la storia di Gardini ha dell’incredibile ma, pur nel suo squallore, quest’uomo incarnava perfettamente lo spirito glamour di quegli anni ed il suo comportamento è stato fonte d’ispirazione per molti imprenditori spregiudicati di quel periodo.

Nato a Ravenna da una famiglia molto benestante, diventò straricco sposando la Idina Ferruzzi, figlia del proprietario dell’omonimo colosso industriale. Nel ’79 infatti il padre Serafino scomparse in un incidente aereo e Gardini diventò il numero uno dell’azienda. Nei suoi primi anni di gestione, Gardini riuscì a far crescere il gruppo in modo esponenziale, mettendo da parte le operazioni di trading e concentrandosi su un vasto numero di acquisizioni che furono possibili grazie alle capacità di Gardini di attrarre i primi fondi d’investimento. Gardini, grazie anche alla sua mediaticità, riuscì a portare anel gruppo il numero uno dello zucchero Eridania ed il suo principale concorrente, la Francese Beghin Say.

Quasi da film è la sua scalata alla Montedison, che avvenne anche grazie al benestare di Enrico Cuccia, leader di Mediobanca che controllava il gruppo. Dopo MOntendison, Gardini riuscì nell’impresa di comprare anche Fondiaria, autonominandosi Presidente e rigettando le candidature proposte dallo stesso Cuccia, che per questo motivo ruppe i rapporti.

Il suo egocentrismo e la sua spietata voglia di espansione lo portarono poi a fondere ENI con Montedison, dando vita a Enimont, un’azienda partecipata al 40% dalle due realtà con le restanti azioni disponibili sul mercato azionario.

La Enimont fu al centro di numerosi intrighi politici che videro protagonisti i vari Ciriaco de Mita ed Achille Occhetto nonchè lo stesso Bettino Craxi. Ricordo molto bene quanto queste vicende occupassero televisioni e prime pagine dei giornali. Fu in questa vicenda che venne però fuori il marcio, che venne scovato dal giovane Antonio Di Pietro. Alla fine infatti vennerò scoperte quantità incredibili di tangenti date al sistema politico proprio per ottenere favori riguardanti gli sgravi fiscali al momento del conferimento ad Enimont delle attività chimiche.
La caduta di Gardini fu lenta ed inesorabile ma non riuscì a togliergli quell’aura di “imprenditore perfetto” che nel tempo si era costruito. L’impossibilità di acquisire le quote della sua stessa creatura e una lunga serie di operazioni sbagliate, date anche dalla rottura con il suo uomo di fiducia Carlo Sama, portarono Gardini al tracollo che culminò con la vendita delle quote da parte della moglie.
A soli 60 anni, Gardini venne trovato morto a Palazzo Belgioso, la sua residenza Milanese. Il motivo del gesto è da ricercarsi nel fatto che poco prima il suo avversario nella storia Enimont, Gabriele Cagliari, si era a sua volta suicidato e che ormai era questione di giorni prima che la legge arrivasse anche a lui.

Raul Gardini morì sparandosi in testa e così si concluse la sua sua vita sempre al limite. E’ difficile dimenticarsi i suoi blazer ed il suo stile da Yuppie. Gardini fu il primo imprenditore in grado di curare la sua presenza sui media, anche grazie al suo interesse per lo Sport. La partecipazione del “Moro di Venezia” all’America’s Cup del ’92, ad esempio, fu finanziata dalla Montendison. Nella Pallavolo Gardini fu molto attivo sponsorizzando la fortissima Olimpia Ravenna con il marchio Teodora, il volley femminile ed il Basket con “il Messaggero”, quotidiano all’epoca di proprietà della Montedison. Ed infine, sempre il basket con la Enimont Livorno nel 1990.

Oggi Raul Gardini avrebbe 79 anni, solo tre più di Berlusconi, al quale tanto somiglia. Della sua triste storia non ne è rimasta traccia ed a 20 anni dalla sua morte, pochi ricordano che cos’ha fatto se non chi ovviamente seguiva il business dell’epoca. Spazzato via come molti personaggi politici demoliti da “Mani Pulite”…

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