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Ciccio e Tore morti a Gravina di Puglia: il padre chiede la riapertura delle indagini

Ciccio e Tore morti a Gravina di Puglia (Bari): il papà dei due fratellini chiede che vengano riaperte le indagini. “Chi sapeva?”, si domanda Filippo Pappalardi, che ancora aspetta di sapere la verità.  Qualcuno vide Ciccio e Tore entrare in quell’edificio diroccato e non disse nulla, per qualche misterioso motivo? I fratellini di 13 e 11 anni scomparsi il 5 giugno 2006 e ritrovati morti nella cisterna di una casa abbandonata nel febbraio del 2008 sono morti e a distanza di oltre dieci anni non si conoscono ancora i motivi. Fu proprio il padre dei bambini, nei due anni che precedettero il ritrovamento casuale dei loro corpi, ad essere indagato e incarcerato con l’accusa di averli uccisi. Dopo essere stato scagionato e risarcito, Filippo Pappalardi a oltre dieci anni dai fatti ha chiesto aiuto ad investigatori privati per provare a fare chiarezza su quanto accaduto ai figli nel 2006. L’uomo fu arrestato nel novembre 2007 ma la sua posizione si chiarì solo dopo il ritrovamento dei corpi dei due ragazzini, rimasti forse intrappolati nella cisterna sotterranea di un edificio fatiscente dove erano entrati per gioco. Di ciò però non si è mai avuta certezza.

Sul luogo in oggetto nei giorni scorsi è stato compiuto un sopralluogo con il generale Luciano Garofano, ex comandante dei carabinieri del Ris e volto noto dei programmi di cronaca in tv, ospite fisso a Quarto Grado. Filippo Pappalardi continua a non credere che i due bambini fossero soli al momento della tragedia e insiste perché si scopra la verità sulla morte dei suoi Ciccio e Tore. “I miei figli si potevano salvare. C’è qualcuno che li avrà sulla coscienza ma prima o poi la verità verrà fuori”, fa sapere l’uomo. Ma perché la Procura riapra l’inchiesta servono nuove indagini e soprattutto nuovi elementi sui quali investigare. La “casa delle cento stanze” dove furono trovati cadavere nasconde dei segreti? Possibile che in quel vecchio edificio diroccato dentro il paese nessuno avesse visto entrare Ciccio e Tore? Il ritrovamento dei bambini avvenne per caso, dopo mesi di ricerche infruttuose durante le quali erano state battute a tappeto le campagne e le grotte di Gravina. Fu un altro ragazzino, che probabilmente come Ciccio e Tore anni prima, stava giocano di nascosto nella casa diroccata, a fare la sconvolgente scoperta. L’ultima parola sul caso la pronunciò la Cassazione nel 2016, quando rigettò l’ennesimo ricorso del padre dopo l’archiviazione del Tribunale per i Minorenni.

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Ma Pappalardi non si arrende: “Dopo tanti anni ho deciso di riprovarci perché spero di riuscire a sapere che cosa è successo ai miei figli. Sono sicuro che quella sera con loro c’erano altre persone e che chi sa non li ha aiutati, né ha chiesto aiuto e non ha mai parlato”. Il sospetto, più volte in passato sollevato da entrambi i genitori, è che la sera della tragedia i bambini non fossero soli. “Siamo alla ricerca di qualsiasi traccia utile che ci confermi la presenza di terzi sul luogo dove i bambini sono morti” spiega l’avvocato Gurrado che lo assiste.

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