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Clemente Russo boxe intervista esclusiva: “Sogno Tokyo 2020 per fare la storia del pugilato mondiale”

Vent’anni sul ring, a prenderle e a darne tante. Eppure guardando negli occhi di Clemente Russo, l’unica cosa che non si vede è la stanchezza. Il pugile di Marcianise, quando parla di boxe, ha sempre quella luce, la luce di chi sa di avere un’obiettivo a cinque cerchi che viene prima di ogni altra cosa. Tatanka sogna Tokyo 2020, anzi “la vuole con tutto sé stesso”. Per entrare nella storia del pugilato mondiale ma forse anche per riscattare quanto fatto sul ring di Rio 2016. Se riuscisse ad ottenere il pass per il Giappone, sarebbero cinque Olimpiadi. Nessun atleta della Noble Art è mai arrivato così lontano. La strada è lunga ma Clemente Russo ha le spalle larghe e sopratutto ancora tanta voglia di sollevare i pugni al cielo. Abbiamo intervistato in esclusiva il pugile di Marcianise in occasione della sua partecipazione come testimonial di ProAction al Cosmofarma Exhibition di Bologna. Ecco quello che ci ha raccontato.

E’ iniziata la sua rincorsa a Tokyo 2020. Mancano ancora due anni ma c’è tanto da fare.
“Sì, l’Olimpiade non è la classica competizione a cui si partecipa soltanto perché si è un campione. A volte è più difficile qualificarsi che vincerla. Il mio percorso è cominciato quest’anno dopo un periodo di relax, post Rio 2016. Ho cominciato la mia stagione con alcuni match e a gennaio 2019 partiranno ufficialmente le qualificazioni olimpiche. Spero di arrivare a Tokyo e voglio questo risultato con tutto me stesso. Per me sarà molto importante perché mai nessuno è riuscito a partecipare a così tanti Giochi Olimpici.”

Quattro partecipazioni olimpiche ad oggi, sono arrivate medaglie ma anche qualche delusione. Dove e come ha trovato la forza di reagire sempre?
Lo sport è proprio questo: delusione, amore e sofferenza. Tante soddisfazioni ma anche risultati meno positivi. Purtroppo sul ring vince solo uno e noi siamo tanti a battagliare per una medaglia. Le delusioni quindi arrivano per tante persone. L’importante è che da delusioni e sconfitte tu riesca a tirar fuori il meglio, a capire quali siano stati gli errori e a tirarne fuori il meglio per la gara successiva.”

A Tokyo avrà 38 anni, una lunga carriera. La sua categoria è una delle più complicate, ci sono tanti giovani emergenti ma Clemente Russo è sempre lì.
“Ho sempre detto di volermi misurare con i giovani. Quando troverò un giovane bravo che sia capace di mettermi in riga magari gli darò dei consigli, potrei addirittura allenarlo visto che conosco benissimo questa categoria. O Clemente Russo o un altro pugile sul ring, in qualche modo sarò sempre lì.”

Un giorno quindi potremmo vederla alla guida della Nazionale?
Sinceramente non ci penso ancora. Ora sono concentrato su di me e sul mio status di atleta. Per altri due anni, almeno fino a Tokyo se tutto andrà bene, penserò a cosa fare. La mia esperienza è apprezzata da tanti, i giovani e i compagni si vengono spesso a consigliare con me quindi in un certo senso già sono una sorta di allenatore nello spogliatoio e a bordo ring.”

I suoi consigli servono tanto anche in occasioni delle World Series.
“Sono il capitano dei Thunder, sono il Capitano della Nazionale nelle poche occasioni in cui la indosso e forse lo sarò anche ai Giochi del Mediterraneo se riuscirò a partecipare compatibilmente con la mia preparazione.”

Che tipo di esperienza hanno rappresentato in questi anni le World Series?
“Sicuramente si è trattato di una grande innovazione, in un momento un po’ buio. La WSB ha dato una ventata di freschezza permettendo a tanti pugili come me di confrontarsi con il professionismo a costi relativamente più bassi, senza perdere la possibilità di partecipare alle Olimpiadi.”

Si trova a Bologna, terra storica per il pugilato. Quando è importante recuperare a livello nazionale quella tradizione?
“Credo che la tradizione della boxe sia nel DNA dell’Italia. Negli anni Sessanta e negli anni Settanta boxe e ciclismo rappresentavano gli sport nazionali. A Bologna ci sono tante società importanti, così come a Marcianise. In tutta Italia si può fare tanto e tutti dobbiamo fare la nostra parte per dare ai ragazzi le stesse possibilità.”

A Marcianise ha deciso di fare un passo importante con un centro polivalente per i giovani.
“Insieme alla famiglia di mia moglie abbiamo sempre lavorato su due fronti, tra Marcianise e Scampia. Sia per il sociale che per i giovani. Mi spiace non dedicarmi al 100% a questi progetti ma essendo ancora un atleta il mio tempo è limitato e quindi devo dividermi tra impegni e famiglia.”

Com’è cambiato il suo modo di allenarsi nel corso di questi anni?
“L’allenamento che faccio oggi non è lo stesso che facevo 10 anni fa. Mi alleno più di qualità che di quantità. Le sessioni sono più brevi e mi concentro maggiormente sulla mia performance e sul mio stile di pugilato, cercando di migliorare quei difetti che sarà sempre più difficile curare.”

Che ruolo hanno l’alimentazione e la nutrizione?
“Il quoziente proteico è più alto di quello dei carboidrati, specie quando sono in preparazione e lontano dalle gare. Quando sono in procinto di salire sul ring invece vado in supercompensazione e prediligo maggiormente i carboidrati. Un ruolo importante hanno anche gli integratori e a questo proposito ProAction mi aiuta molto. Utilizzo ad esempio le proteine in polvere, non per forza come sostituto di un pasto ma anche come spuntino vero e proprio.”

Ha un palmares ricchissimo. Quale momento della sua carriera è rimasto finora più impresso nella sua mente?
“Ogni risultato ha la sua storia, ogni medaglia ha il suo gusto. Quella che ricordo con affetto perché è stato il primo grande risultato, è il Mondiale di Chicago del 2007.”

Sogna il ruolo di portabandiera a Tokyo?
“Lo sognavo già a Rio 2016 ma hanno deciso di dare la bandiera a Federica Pellegrini e ho alzato le mani rispettando la scelta. Se dovessi qualificarmi e non me la facessero portare nemmeno questa volta credo che potrei andare a bussare alla porta di Malagò…”

Se un giorno le dicessero che non può più mettere in guantoni, cosa le piacerebbe fare?
“Ho la fortuna di essere una persona poliedrica. Ho tanti interessi. Mi piace rendermi utile al mio corpo di appartenenza, la Polizia Penitenziaria. Mi piace fare l’imprenditore e non a caso ho due palestre. Mi piace andare a cavallo.”

Ha un carattere vulcanico. Quanto l’ha aiutata e quanto invece l’ha ostacolata essere così com’è?
“Essere Clemente Russo, fuori e dentro il ring mi ha aiutato tanto. C’è una connessione tra la mia personalità nella vita e come mi comporto sul ring. Entrambe sono frutto della contaminazione reciproca. Alla fine c’è un solo Clemente Russo. C’è qualcuno che può storcere il naso ma a me piace tantissimo essere così.”

Clemente Russo

Foto credits: Carmine Arrichiello

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