di Enzo Ranaudo

Colpo di Mano di Berlusconi, Governo in Crisi, Elezioni più Vicine


 

GLI SPECIALI DI URBANPOST: CRONACA DELLA GIORNATA PIU’ CONVULSA PER IL GOVERNO MONTI – a cura di Enzo Ranaudo.

Berlusconi contro i familiari di Tortora

In effetti s’era capito che le primarie per il candidato Premier del Pdl a Silvio Berlusconi proprio non andavano giù. Inoltre il governo a breve avrebbe deciso per l’incandidabilità dei condannati. Un provvedimento che potrebbe intralciare le sue intenzioni di riconquistare Palazzo Chigi.

Ma come fare per ‘tagliare la testa al toro’? Ecco l’occasione: Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico ad “Agorà”, su Rai3 che dice: “Tutti noi sappiamo che molte cose che ha citato nel suo elenco il presidente Berlusconi vengono da dieci anni di cattiva gestione di questo Paese. Un anno fa il nostro Paese è andato vicinissimo a scivolare verso una situazione greca che avrebbe potuto comportare la perdita di sovranità. Abbiamo corso un rischio”.

E così l’opportunità di prendere due (o molti di più?) piccioni con una fava: la caduta del governo Monti, ed il tutto in tempo utile perché si possa andare al voto senza avere il tempo tecnico per la consulta del candidato premier. Inoltre senza una nuova legge elettorale. E se poi con questa mossa si riuscisse a bloccare l’approvazione del decreto legislativo che garantisce le liste pulite, tanto meglio.

Ma quest’ultima cosa non è avvenuta in quanto, nel tardo pomeriggio il Cdm lo ha approvato, definendo l’incandidabilità dei condannati. Ma l’out out di Berlusconi ai suoi parlamentari, chiamati tutti, uno per uno, ad esprimere pubblicamente la propria posizione in merito, ha portato un forte scossone all’esecutivo dei tecnici: quasi tutti hanno dichiarato ‘amore incondizionato’ all’unico leader capace di guidare il centrodestra. Tutti pronti a staccare la spina all’esecutivo.

In realtà l’ordine era partito già ieri in tarda serata da Palazzo Grazioli, dove si era tenuto un incontro tra il Caimano ed i suoi fedelissimi: “Bisogna reagire e dare un segnale forte”, così in una nota in cui il Cavaliere ha annunciato il ritorno in campo per la premiership (“sono assediato dalle richieste dei miei perché annunci al più presto la mia ridiscesa in Campo”), e la direttiva ai senatori pidiellini di passare dal sostegno all’astensione al governo Monti sul dl sviluppo. Subito dopo il via alla raffica di dichiarazioni a sostegno di una ricandidatura del Cavaliere.

Berlusconi Ricatto Monti

Poi l’attacco in Parlamento. Prima con l’annuncio di Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, durante le dichiarazioni di voto in aula al Senato sulla fiducia al decreto sviluppo: “Il gruppo del Pdl non parteciperà al voto pur garantendo il numero legale. In questo modo, questo atteggiamento, vuole esprimere nelle forme regolamentari il passaggio del nostro gruppo in una posizione di astensione nei confronti del governo”. Poi la parola ai vari esponenti del Pdl per esprimere dissenso contro il ministro Passera. Carlo Giovanardi parla di “giudizio pesantemente negativo che il ministro Passera ha dato dell’esperienza del governo Berlusconi di cui io ho fatto parte”.

Antonio Battaglia aggiunge: “Non è possibile che Passera sfiduci il capo del mio partito, che è il primo partito in questo parlamento”. Altero Matteoli aggiunge: “Passera non può offendere il leader di un partito che ha governato il Paese. Credo che oggi si sia superato il limite e non parteciperò al voto”. Fino a Brunetta che chiede “formalmente le dimissioni del dottor Passera che, con le sue dichiarazioni, è venuto meno alla qualifica di ministro tecnico”.

Il tutto mentre a palazzo Chigi era riunito il Consiglio dei ministri che si stava consultando per decidere sul decreto sulla incandidabilità dei condannati. Tempismo perfetto, direbbero i malpensanti. O quasi. Un colpo di mano che ha lasciato spiazzati in tanti. “In queste ore vediamo se si tratta di un’astensione da questo voto o di un’astensione politica. Non ho capito bene – così il segretario e candidato premier del Pd, Pierluigi Bersani alle telecamere di Skytg24.

Stasera sarà chiaro in un senso o nell’altro. Noi siamo gente seria – ha continuato – e siamo per sostenere il governo Monti fino alla scadenza naturale della legislatura. Ma se c’è o meno una maggioranza non è una domanda da fare a me ma al Pdl. E’ evidente che il Pdl sta trasferendo la sua confusione interna in una confusione di sistema che rischia di tradursi in un’inaffidabilità del Paese”. Ma il Pd ha chiesto che il premier vada a riferire al Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Anche le parole del presidente del Senato, Renato Schifani, hanno avuto tanto il suono dell’estrema unzione: “Auspico, in un momento così delicato per la vita del Paese, che si possano trovare punti di intesa che favoriscano una fine della legislatura con la massima condivisione”. Nel pomeriggio, poi, l’attenzione è passata su Montecitorio, dove, anche in questo caso, il Pdl ha annunciato l’astensione sul dl regioni: “Sulla base di una valutazione politica generale che va al di là del merito del provvedimento riguardante i costi della politica negli enti locali – ha affermato Fabrizio Cicchitto -, abbiamo deciso di astenerci oggi pomeriggio sul voto di fiducia per marcare la nostra posizione fortemente critica sulla sua politica economica”.

Mentre Roberto Maroni su Twitter si lancia in un tifo da stadio: “Forza Cav, forza Alfano, fuori gli attributi! A casa Monti, ridiamo la parola alla democrazia e al Popolo sovrano”. Per tutto il pomeriggio, intanto, vertice fiume a Palazzo Grazioli dove Silvio Berlusconi ha riunito lo stato maggiore del partito, alla fine del quale ha annunciato: “Ma quale rottura, no è andato tutto bene, siamo tutti d’accordo”. Fonti del partito hanno spiegato che “Berlusconi ha dato la sua disponibilità a candidarsi e che non ci sarà una sua lista: resta e si resta tutti nel Pdl”. E le stesse voci hanno garantito che “il segretario del Pdl, Angelino Alfano salirà al Quirinale da Napolitano per dire che il Pdl voterà la legge di stabilita’ ma, subito dopo, il capo dello Stato dovrà considerare esaurito il compito del governo e sciogliere le camere”.

Ma per il presidente della Repubblica Napolitano “la tenuta del governo è fuori questione. Ho il dovere di riaffermarlo pubblicamente e mi sento in grado di farlo. Occorre una considerazione, quanto più obiettiva e serena possibile, del residuo programma di attività previsto nelle due Camere, delle scadenze istituzionali, anche nel senso di adempimenti normativi, che si concordi nel ritenere inderogabili, nonché dei tempi necessari e opportuni per una proficua preparazione del confronto elettorale. Mi riservo di compiere nelle prossime ore i conseguenti utili accertamenti”.

L’Italia all’improvviso si è ritrovata in un baratro? E’ quello che ci hanno voluto far credere, secondo Casini che, invece, ha spiegato, “questo governo ha portato il Paese fuori dal baratro non nel baratro come qualcuno vuol far credere”. Intanto convocata riunione d’urgenza pure al Pd: anche i democratici vanno in pressing sul presidente del consiglio Mario Monti perché verifichi celermente la consistenza della propria maggioranza. “Una maggioranza – si fa presente -, composta nel novembre del 2011 da tre forze politiche: il Pd, l’Udc e il Pdl”.

La riunione tra Pier Luigi Bersani, Enrico Letta e i capigruppo di Senato e Camera Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, questo pomeriggio nella sede del Pd, ha fatto registrare i timori dei Democratici che Berlusconi e il Pdl vogliano tirarla per le lunghe, con una crisi di governo centellinata a colpi di voti, dichiarazioni, ultimatum e aut aut: “Una crisi-non crisi che corrisponde nella sostanza a una campagna elettorale mascherata. Se il governo non ha più la
maggioranza trasversale con cui è nato, deve essere Monti a prenderne atto per passare il capitolo nelle mani dell’istituzione competente, il Quirinale”. Quindi, secondo le parole di Finocchiaro, il Pd “rimette ogni decisione nelle mani del capo dello Stato”.

E Monti? Innanzitutto ha risposto con i fatti: il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che garantisce le liste pulite, definendo l’incandidabilità dei condannati alle elezioni. Cerchia nella quale potrebbe rientrare anche Silvio Berlusconi. Proprio nel momento in cui avrebbe annunciato di intervenire in Aula alla prima occasione utile per annunciare l’addio a Mario Monti e ufficializzare la sua ridiscesa in campo.

Quindi staccherà la spina quanto prima il Pdl? “Su questo decideremo nei prossimi giorni – ha spiegato Alfano che, giova ricordarlo, è il segretario del Pdl – ma domani, per correttezza istituzionale, alle 10.30 informeremo il presidente della Repubblica sui nostri intendimenti”. Fiato sospeso e spread che aumenta a vista d’occhio, ed ha cominciato proprio appena il Caimano ha aperto bocca. Oltre allo spread in aumento, cosa comporterà una fine prematura di questo governo? Nel considerare il residuo programma di attività previsto nelle due Camere, non si può non notare che la delega fiscale, la riforma della legge elettorale e la legge sulla diffamazione sono tra i ddl destinati a non vedere mai la luce a causa della eventuale fine anticipata della legislatura.

Il Parlamento, invece, riuscirà a dare il via libera definitivo ai decreti, perché possono essere convertiti a Camere sciolte. Passeranno dunque il decreto sui costi della politica e lo sviluppo (già licenziati da uno dei due rami) mentre sembrano a rischio il decreto sull’Ilva e quello sulle province, calendarizzati per questo mese, ma complicati per i diversi nodi da sciogliere che li caratterizzano. Certo l’iter della legge di stabilità: dopo l’ok della Camera il provvedimento, che è all’esame del Senato, sarà approvato in via definitiva entro metà dicembre.

Non si conosce come se potrà andare in porto la legge attuativa per l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione sulla quale, però, c’è un accordo tra tutti gruppi. Infine incognite anche sul pacchetto giustizia: dai decreti legislativi previsti dall’anticorruzione, alla messa in prova fino alla responsabilità civile dei magistrati.

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