di Sabina Schiavon in

Congedo parentale Inps 2017: cosa cambia e per chi, le novità in vista


 

Congedo parentale 2017: novità per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps. Ecco di cosa si tratta…

congedo parentale 2017

Nuove norme in tema di congedo parentale: un passaggio del disegno di legge sul lavoro autonomo – attualmente all’esame del Senato – prevederà infatti un’estensione di questo tipo d’indennità per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps. Ecco allora tutte le novità che verranno introdotte in questo 2017…

Novità in materia di congedo parentale: ma di cosa si tratta? Con la locuzione congedo parentale si intende un periodo di astensione facoltativo dal lavoro, concesso ai genitori per prendersi cura del bambino nei suoi primi anni di vita e soddisfare i suoi bisogni affettivi e relazionali. Attualmente, per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps il congedo parentale prevede un’assenza dal lavoro per un periodo massimo di tre mesi, entro il primo anno di vita del figlio. E’ proprio su questo punto che sono previsti cambiamenti sostanziali a partire da questo 2017: il disegno di legge sul lavoro autonomo – attualmente all’esame del Senato – prolungherà il periodo del congedo parentale sino a 6 mesi, congedo utilizzabile sino al terzo anno di vita del bambino. Novità anche per le modalità di accesso al congedo parentale: viene anche eliminata, infatti, la richiesta del versamento di tre mensilità. Invariata invece la percentuale del trattamento economico che – come anche attualmente – si attesta al 30% della retribuzione convenzionale prevista per l’anno di inizio del congedo stesso.

Non finiscono però qui le novità in tema di congedo parentale 2017: il disegno di legge tuttora in esame confermerà anche la possibilità per le lavoratrici di godere dell’indennità di maternità spettante per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi posteriori, a prescindere dall’effettiva astensione dal lavoro. Novità anche per i lavoratori che prestano attività continuativa per un committente: per questi ultimi, infatti, viene garantito il rapporto di lavoro ma solo per un periodo non superiore ai 150 giorni e in caso di gravidanza, malattia o infortunio. In questo caso, però. l’indennità necessita della richiesta da parte del lavoratore ma potrà altresì essere negata dal committente qualora venisse a mancare l’interesse nel portare avanti il contratto di lavoro.

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