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Contratto a tempo determinato 2018: regole, durata, proroga, licenziamento (INFO UTILI)

Il contratto a tempo determinato è un contratto di lavoro subordinato, nel quale esiste una durata ben precisa stabilita con una data che indica la fine del rapporto. È bene sottolineare che il lavoratore a tempo determinato ha gli stessi diritti di quelli assunti a tempo indeterminato che svolgono la stessa attività o che abbiamo lo stesso inquadramento contrattuale. Gli spettano quindi le ferie, la gratifica natalizia, la tredicesima mensilità, il trattamento di fine rapporto e ogni altro trattamento in atto nell’impresa, a meno che non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto. L’azienda deve anche rispettare il principio di non discriminazione, impartendo al lavoratore ad interim una formazione specifica in materia di sicurezza che gli permetta di esercitare al meglio la mansione per la quale è stato assunto. Ma andiamo a scoprire cosa prevede la Legge dopo la riforma al contratto tempo determinato impartito dal Decreto Dignità.

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decreto dignità

Contratto a tempo determinato 2018 durata: ecco le novità

Il decreto dignità modifica la disciplina e le regole del contratto di lavoro a tempo determinato la cui durata massima scende ora a 24 mesi (prima era di 36) e i rinnovi non potranno essere più di quattro. Dopo i primi 12 mesi, comunque, bisognerà indicare una causale specifica per far proseguire il contratto. L’obiettivo è ridurre il lavoro precario, riservando la contrattazione a termine ai casi di reale necessità da parte del datore di lavoro.

Contratto a tempo determinato 2018 regole per i datori di lavoro

Per indirizzare proprio i datori di lavoro verso l’utilizzo di forme contrattuali stabili, inoltre, si prevede l’aumento dello 0,5% del contributo addizionale – attualmente pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, a carico del datore di lavoro – in caso di rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.

Contratto a tempo determinato regole: la forma

Il contratto di lavoro a tempo determinato, ai fini della sua validità, richiede la forma scritta. La mancanza di tale requisito formale rende nullo il contratto e il rapporto si considera a tempo indeterminato sin dal suo sorgere. La sanzione della conversione del rapporto è esplicitamente prevista dal decreto legislativo. Entro 5 giorni dall’inizio della prestazione, copia dell’atto scritto deve essere consegnata al lavoratore. In tale copia, così come sull’originale, l’atto dovrà riportare l’indicazione del termine di durata del contratto, attraverso l’apposizione di una data finale oppure individuando il momento di cessazione degli effetti del rapporto in relazione a un evento specifico, nonché l’indicazione dei motivi che hanno consentito l’apposizione del termine alla durata del contratto.

Contratto a tempo determinato 2018 licenziamento: come funziona

Il lavoratore assunto a tempo determinato non può essere licenziato prima della scadenza del termine se non per giusta causa (Art.18). Nel caso in cui questa non ci fosse, il lavoratore avrà diritto ad un risarcimento, pari a tutte le retribuzioni che sarebbero spettate al lavoratore fino alla scadenza inizialmente prevista, dedotto quanto eventualmente percepito dal lavoratore lavorando presso un altro datore di lavoro nel periodo considerato.

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