di Maria Concetta Distefano in ,

Contratto a chiamata 2017: che cos’è, come funziona, quali sono i diritti


 

Ecco tutto quello che si deve sapere sul contratto a chiamata: funzionamento, durata e diritti

Contratto a chiamata 2017, cos'è e come funziona

Contratto a chiamata 2017: che cos’è

Il decreto legislativo 286 del 2003 che porta il nome del giuslavorista Marco Biagi, tra i tanti rapporti di lavoro atipici, ha istituito il contratto a chiamata o intermittente, che nel 2015 il Jobs Act varato dal Governo di Matteo Renzi ha in piccola parte modificato. È una tipologia di contratto che prevede un impegno lavorativo discontinuo del lavoratore che l’azienda o il datore di lavoro può chiamare quando ne ha effettiva necessità. Il contratto a chiamata, quindi, è un contratto di lavoro subordinato in cui tempi e modi vengono scelti dal datore di lavoro. Quando si firma questo contratto datore di lavoro e lavoratore concordano che quest’ultimo lavorerà in maniera discontinua e sarà chiamato quando ce n’è effettivamente bisogno. Si tratta di lavoro subordinato e non parasubordinato come il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa o di lavoro autonomo, come quello delle partita IVA. Il contratto a chiamata può essere sia a tempo determinato che indeterminato.

Contratto a chiamata 2017: come funziona

Quando è stata introdotta, nel 2003, questa forma di contratto aveva lo scopo di regolarizzare il lavoro sommerso, principalmente i famigerati ”spezzoni lavorativi” o il lavoro a giornata molto utilizzato nei ristoranti, nei bar o nei congressi, cioè principalmente nel settore turistico, dove è tipico il lavoro discontinuo o nel settore dello spettacolo. Anche se si tratta di attività lavorativa intermittente il contratto a chiamata deve essere regolarmente formalizzato per iscritto e deve contenere:
• la durata, se a tempo determinato o indeterminato
• causale del ricorso al lavoro intermittente (soggettiva o oggettiva)
• dove e in che modo avviene questo tipo di rapporto di lavoro e qual è la disponibilità che si richiede al lavoratore
• il preavviso di chiamata
• trattamento economico e normativo e l’eventuale indennità di disponibilità
• modalità di chiamata del lavoratore e come viene rilevato il fatto che il lavoratore abbia lavorato
• eventuali misure di sicurezza.
Quindi si tratta di un contratto in cui il rapporto di lavoro viene normato in tutte le sue parti e non lasciato alla casualità della libera chiamata di volta in volta. Il lavoratore ha l’obbligo, tutte le volte che chiama, di darne, preventivamente, comunicazione amministrativa attraverso sms o e-mail. Questa comunicazione deve essere effettuata all’indirizzo di posta elettronica certificata intermittenti@pec.lavoro.gov.it. Con il Jobs Act è stata definita una sanzione amministrativa, in caso di mancata comunicazione, che va dai 400 ai 2.400 euro.

Contratto a chiamata 2017: durata, retribuzione e diritti

Questo contratto tra uno stesso lavoratore e uno stesso datore di lavoro non può durare più di 400 giornate lavorative nell’arco di tre anni solari. Nel caso venga superato questo periodo, il contratto a chiamata muta automaticamente in un contratto a tempo pieno indeterminato. È importante ricordare che questa limitazione nella durata non vale nei settori del turismo, del pubblico esercizio e dello spettacolo. Il Job Act vieta di utilizzare il contratto a chiamata:
• per sostituire lavoratori che sono in sciopero;
• in unità produttive in cui si è preceduto, nei sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, sospensioni o riduzioni di orario che interessino lavoratori che sono adibiti alle stesse mansioni per cui si vorrebbe richiedere il contratto a chiamata. Insomma, un datore di lavoro non può ridurre l’orario di lavoro di qualcuno assunto con altro tipo di contratto per prenderne uno a chiamata;
• quando ci sono imprese che non hanno effettuato la valutazione dei rischi in materia di sicurezza del lavoro.
In questa forma di contratto, se si ritiene necessario l’obbligo di risposta alla chiamata, lo deve prevedere nella forma scritta e in cambio deve essere data al lavoratore un’indennità di disponibilità. Quindi si ha un contratto a chiamata di due tipi:
• con garanzia di disponibilità che ti obbliga contrattualmente a rispondere alle chiamate una volta che arrivano. Per chiamate si intendono le convocazioni fatte dal datore di lavoro affinché il lavoratore svolga determinate mansioni. L’indennità di disponibilità è stabilita dai contratti collettivi di lavoro e non può essere inferiore al 20% del minimo tabellare, indennità di contingenza, ratei di mensilità aggiuntive previsto per quel tipo di mansione.
• Senza garanzia di disponibilità: in cui il lavoratore non è obbligato a rispondere positivamente alla chiamata.
Nel primo caso se la chiamata viene rifiutata comporta una violazione contrattuale che può determinarne la risoluzione. Nel caso di malattia o di infortunio che impedisce di rispondere alla chiamata si deve subito informare il datore di lavoro, indicando la prevista durata dell’impedimento e in questo periodo non si matura l’indennità di disponibilità, mentre nei periodi di malattia si ha diritto a percepire la relativa indennità, così come per la maternità viene prevista l’indennità di disponibilità e si applicano le stesse regole che valgono per i lavoratori dipendenti a seconda della categoria e della qualifica professionale. Per quanto riguarda la retribuzione vale il principio di proporzionalità per cui il lavoratore ha diritto a un trattamento economico con una paga oraria uguale a un lavoratore di pari livello con un contratto di lavoro subordinato. Nel contratto che non prevede l’obbligo di risposta alla chiamata e non è prevista l’indennità di disponibilità, nei periodi di non lavoro non si ha diritto a nulla. Trattandosi di un contratto di lavoro subordinato si maturano ferie e permessi in maniera proporzionale alle effettive giornate lavorative. Anche ai fini pensionistici vengono versati i contributi proporzionalmente alle reali ore di lavoro che si sommano anche all’indennità di disponibilità. Questi contributi possono essere integrati anche attraverso la contribuzione volontaria. Nel caso di conclusione del contratto per dimissioni, licenziamento o pensionamento il lavoratore ha diritto al Trattamento di Fine Rapporto che viene calcolato sulle ore di effettivo lavoro. Il lavoratore che intenda chiudere anticipatamente il rapporto di lavoro deve rispettare i termini di preavviso.

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