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Contratto di Governo Lega – M5S: ecco le Grandi Opere che rischiano di spaccare l’asse Salvini – Di Maio

Il contratto di Governo Lega – M5S rischia di saltare anche per colpa delle Grandi Opere. Lo ha annunciato ieri Matteo Salvini al Quirinale evidenziando come ci sia ancora parecchia distanza con Luigi Di Maio su alcuni punti cardine del programma elettorale. Le cosiddette grandi opere, dalla Tav alla Pedemontana, dal Terzo Valico al Tap, sono a tutti gli effetti un banco di prova per il programma di Governo M5S-Lega. Sono molti i dossier su cui i due schieramenti hanno posizioni di partenza diverse, ma che potrebbero ora costituire il terreno su cui sperimentare la necessaria collaborazione.

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Le grandi opere in Piemonte e le posizioni del Movimento 5 Stelle

Sono due le grandi opere in costruzione in Piemonte storicamente avversate dal Movimento 5 Stelle, al fianco dei movimenti degli oppositori. Sono entrambe infrastrutture ferroviarie: la nuova Torino-Lione ad alta velocità, con un costo certificato di 8,6 miliardi (la quota italiana è di 2,9) per la tratta transnazionale con una maxi-galleria lunga 57 km e dovrebbe entrare in servizio nel 2029. Inoltre, sempre in Piemonte, si lavora per la realizzazione del Terzo Valico ferroviario, con quasi tutti i cantieri nella provincia di Alessandria, un costo di 6,2 miliardi, e la fine dei lavori prevista a inizio 2023.

Le grandi opere in Lombardia e l’opposizione del Movimento 5 Stelle

L’approccio del Movimento 5 Stelle in Lombardia è decisamente contrario alle Grandi Opere tanto che, i pentastellati partecipano ai comitati che le osteggiano, spesso a fianco di Legambiente e LeU, mentre la Lega è su posizioni diametralmente opposte. Il caso emblematico è  ‘No Autostrada Valtrompia’, partecipato dal M5S. No dai pentastellati anche alla Pedemontana Lombarda, il progetto fortemente sostenuto dalla giunta Maroni ed ora in stallo, con solo 30 Km realizzati sui 157 previsti.

Lo scandalo Mose

La più grande delle opere pubbliche del Veneto, il sistema di dighe del Mose varato nell’aprile 2003 e che a 18 anni di distanza non è ancora finito, viene definita dal Movimento 5 Stelle un “sistema di illegalità diffusa”: lo ‘scandalo Mose’ per il Movimento ha prodotto una spreco di 5 miliardi e un danno erariale di 37 milioni. Inoltre, anche il progetto di spostamento del terminal per le Grandi Navi nella laguna di Venezia, vede contrario il M5S, che lo definisce “impattante” e a rischio di incidenti industriali.

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