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Cosa è lo Spread e perché fa paura? Il caso italiano e come varia

Come funziona lo Spread e perché fa paura agli investitori? Il caso italiano è alquanto ambiguo e di difficile comprensione. Lega e Movimento 5 Stelle all’esecutivo? Lo Spread sale. Cottarelli va al Governo? Questo tasso scende e poi risale. Come se fosse una giostra. Il differenziale tra Btp decennali e Bund tedeschi, per quanto calmierato dal programma di acquisto di titoli di Stato della Bce, ha superato quota 230 punti base, un picco che non raggiungeva dal 2014, contro i 206 della chiusura di venerdì. Il rendimento del titolo decennale italiano, che era sceso al 2,34%, è tornato al 2,61%, il massimo da agosto 2017.

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Cosa è lo Spread?

Il termine spread può essere inteso anche come credit spread, che denota la differenza tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento (benchmark); in questo caso, ad esempio, se un BTP con una certa scadenza ha un rendimento del 7% e la corrispettiva Bundesanleihe tedesca con la stessa scadenza ha un rendimento del 3%, allora lo spread sarà di 7 − 3 = 4 punti percentuali ovvero di 400 punti base. È importante notare tuttavia, che la determinazione giornaliera dello spread avviene sulla base delle libere contrattazioni sui mercati dei titoli e quindi, necessariamente, sulle quotazioni del mercato secondario.

Come varia lo Spread?

Il rendimento atteso o richiesto (e alla fine offerto) può infatti salire o scendere in funzione del grado di fiducia degli investitori/creditori, a sua volta misurabile attraverso eventuali squilibri tra domanda e offerta di titoli: se l’offerta è superiore alla domanda, il rendimento atteso aumenta per tentare di riequilibrare la domanda e viceversa. È a questo proposito necessario tenere presente che i rendimenti dei titoli già emessi (quelli trattati sul mercato secondario) hanno un valore predeterminato al momento della emissione del titolo, che può essere pari a quello nominale, se il titolo è stato emesso alla pari, o maggiore (rendimento effettivo all’emissione), se il titolo è stato emesso sotto la parità. Per titoli di questo tipo trattati sui mercati quindi non è possibile modificare il tasso se non variando il valore di trattazione: se il tasso d’interesse nominale non soddisfa gli operatori perché troppo basso, il titolo verrà negoziato a un valore inferiore fino al punto in cui il tasso effettivo (tasso nominale/valore effettivo in percento, tenuto conto della differenza, negativa, fra prezzo pagato e valore nominale correttamente attualizzata) non salirà al livello ritenuto congruo dal mercato.

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