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Cos’è il bail-in delle banche? Perché i politici italiani ne sono terrorizzati?

Il bail-in ed il bail-out, due vocaboli entrati di recente nel linguaggio politico e giornalistico, sono 2 metodi che possono essere messi in campo dagli stati per evitare il fallimento puro e semplice delle banche dissestate.

Perché possono fallire le banche?
Le banche possono fallire come qualsiasi altra azienda, in teoria. Un caso tipico è quello in cui una parte eccessiva dei debitori a cui una banca ha concesso dei prestiti, non sono in grado di rimborsare quanto ricevuto e gli interessi. Se la banca presta dei soldi che non vengono rimborsati, in quantità superiori ad un certo limite fisiologico, si viene a trovare in difficoltà economica e può fallire.

Perché gli stati cercano di evitare il fallimento delle banche?
Gli stati cercano di evitare il fallimento delle banche per 3 motivi (più uno). Il primo motivo è che il fallimento di una banca si traduce in una difficoltà per tutto il settore imprenditoriale del territorio in cui opera, perché prima di fallire chiuderebbe repentinamente le linee di credito concesse agli imprenditori, non sarebbe in grado di concedere o rinnovare prestiti alle imprese, farebbe perdere nei casi peggiori eventuali somme investite a vario titolo da risparmiatori e imprenditori.

Il secondo motivo è che il fallimento di un istituto di credito potrebbe far crollare la fiducia dei cittadini in tutto il sistema finanziario, con conseguenze che possono arrivare alla cosiddetta “corsa agli sportelli” da parte dei correntisti per ritirare i contanti depositati, anche in banche sane, mettendole a loro volta in difficoltà.

Il terzo motivo è che le banche detengono fette sempre più sostanziose di debito pubblico. Se una grossa banca in difficoltà, fosse costretta a svendere i titoli di stato che possiede, farebbe impennare il rendimento degli stessi con conseguente aumento dei tassi d’interesse a cui lo stato collocherebbe i titoli, e quindi, in ultima analisi, in un peggioramento dei conti pubblici.

Il quarto motivo, quello ufficioso, è che la maggior parte delle banche sono controllate dai partiti, che attraverso di esse possono finanziare imprese di “amici” dei politici di turno, che ricambiano poi con favori vari, permettendo ai partiti di mantenere il loro potere a livello sia nazionale che locale. Il fallimento di una banca, per un partito, significa perdere un fortissimo strumento di potere.

Spesso i crediti cosiddetti in sofferenza, ossia i casi in cui la banca non riesce ad ottenere il rimborso dei soldi prestati, si riferiscono a prestiti, di grande entità, concessi a ben noti faccendieri finiti ripetutamente nelle cronache giudiziarie per ripetuti fallimenti e malversazioni.

Che differenza c’è tra il bail-in ed il bail-out?
La differenza tra il bail-out ed il bail-in è fondamentalmente una: nel caso del bail-out lo stato salva una banca dal fallimento, utilizzando a vario titolo i soldi dei contribuenti.
Nel caso del bail-in, non vengono utilizzati soldi dei contribuenti. A livello europeo, dal 1 Gennaio 2016 si può solo utilizzare questo secondo metodo.

Quali sono le conseguenze del bail-in?
In caso di bail-in, la banca in difficoltà viene chiusa, e viene creato un nuovo soggetto che assuma le attività sane della vecchia banca. La differenza tra il valore complessivo delle attività della vecchia banca e quello delle sole attività sane della nuova, è compensata dall’azzeramento di valore delle azioni, dal non rimborso delle obbligazioni, e se non bastasse, dai conti correnti con una giacenza superiore ai 100.000 €. Quelli al di sotto di questo valore sono teoricamente, molto teoricamente, garantiti dal Fondo Interbancario di Garanzia che interverrebbe a risarcire di eventuali perdite i correntisti.

Tutti gli azionisti, obbligazionisti e correntisti che subiscono perdite, ottengono in cambio azioni della nuova banca che viene creata. Si tratta di un parziale risarcimento rispetto al caso delle 4 banche salvate in fretta e furia a dicembre, quando la normativa sul bail-in non era ancora in vigore, ed i cui obbligazionisti non hanno avuto in cambio nemmeno azioni delle nuove società.

Perché il bail-in è tanto malfamato?
Il principio secondo cui i correntisti debbano perdere dei soldi a causa della cattiva gestione della banca di cui sono clienti è evidentemente una “bella fregatura”. Il conto corrente non è un investimento, non dà alcun rendimento, ed anzi è una spesa necessaria per poter vivere normalmente nel mondo di oggi: in Italia è addirittura obbligatorio pagare l’affitto di casa tramite bonifico o assegno!

Non è certo giusto che un correntista perda il denaro perché la banca di cui è cliente è mal amministrata, o amministrata in modo disonesto, ma non è nemmeno giusto che debbano pagare anche i contribuenti che non sono nemmeno clienti di quell’istituto, cosa che avverrebbe se la banca venisse salvata coi soldi delle tasse.

E’ anche vero che una banca non finisce da un giorno all’altro in condizione di dissesto. Rimanere correntisti di banche che da anni sono in stato di pre-fallimento, non è certo una cosa così saggia. Senza far nomi, ci sono almeno un paio di banche che sono in situazione critica da anni, per cui, se ne siete ancora clienti, non avete scuse. Se perdete il denaro sul conto, ve la siete cercata.

Perché politici ed associazioni consumatori criticano il sistema del bail-in?
I politici e le associazioni di consumatori, sul bail-in possono fare della facile demagogia: facendo leva sulla paura dei correntisti di perdere i loro risparmi, invocano il salvataggio delle banche coi soldi dei contribuenti.

E’ vero che in altri paesi europei ci sono state banche salvate comunque di recente coi soldi dei contribuenti?
La cosa è vera solo in caso di banche che erano già di proprietà statale, ma sono state comunque chiuse e ne è scaturita una nuova società privata che ha una dirigenza del tutto diversa da quella precedente. E comunque non penso che i cittadini che già pagano le tasse siano così contenti che vengano utilizzate per salvare istituti di credito pubblici gestiti talmente male da finire a gambe all’aria.

Qual è l’aspetto del sistema del bail-in che terrorizza davvero i politici italiani?
L’aspetto che terrorizza i politici italiani è proprio il fatto che la banca in difficoltà venga chiusa e ne nasca una nuova con una dirigenza totalmente diversa dalla vecchia. Ossia i partiti smettono di controllare quella banca con tutto il sistema di potere che garantiva. Non solo, dato che i vecchi azionisti, gli obbligazionisti e i correntisti che hanno subito perdite, diventano azionisti della nuova banca, la base degli azionisti si amplia a dismisura, rendendo di fatto difficilissimo ai partiti che la controllavano, ed agli “imprenditori amici”, di riprenderne il controllo.

Quali consigli possiamo dare per non essere coinvolti nel fallimento delle banche di cui si è correntisti?
Il consiglio principale è di tenere gli occhi aperti: come dicevamo il fallimento di una banca non è un evento immediato. Intanto chi lavora nel settore ha segnali “riservati”: le banche con seri problemi hanno iniziato a crollare in borsa anche 12 mesi prima che le loro difficoltà arrivassero alle orecchie dei giornali, o della magistratura, o di entrambi.

Inoltre una volta che diventa evidente la situazione di difficoltà di un istituto, coi consueti riti di richiesta d’aiuto al governo, tentativi di ricapitalizzazione, indagini della magistratura su possibili reati societari, è ampiamente il momento di chiudere il conto e rivolgersi ad un’altra banca.

Credit foto: Onypix / Shutterstock

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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