di Maria Concetta Distefano in ,

Counseling in Italia: resilienza, scenari e prospettive di una professione d’aiuto [INTERVISTA]


 

Il counseling in Italia, quali prospettive e nuovi scenari per questa professione d’aiuto? Abbiamo intervistato in proposito Marco Andreoli, presidente di una delle associazioni di categoria di counselor professionisti, Reico, che ha appena concluso a Bologna il V convegno incentrato sul tema della Resilienza

Counseling esercizio di una professione non riconosciuta

A Bologna nei giorni del 2 e 3 giugno si è svolto il V Convegno dell’Associazione Professionale di Counseling, Reico, che conta circa 1.400 iscritti e si sta battendo insieme ad altre associazioni di categoria per un’evoluzione politica e culturale della professione di counselor, inserita dalla legge 4\2013 tra le professioni non regolamentate. A Bologna quattrocento counselor, provenienti da ogni parte d’Italia, si sono riuniti per discutere di “Resilienza” in un momento storico di particolare crisi economica e sociale per l’Italia e per l’Europa, ma anche per confrontarsi su strategie e scenari di una professione di relazione d’aiuto particolarmente vicina e sensibile all’equilibrio dell’uomo e alle sue modalità di relazionarsi con il mondo esterno. Nel tentativo di fare un bilancio attuale del counseling in Italia, di cui altre volte ci siamo occupati, dando voce anche a chi si é detto contrario all’esercizio di questa professione da parte di counselor professionisti, abbiamo intervistato il presidente dell’associazione Reico, Marco Andreoli

A Bologna per il V Convegno Reico, a 15 anni dalla fondazione di questa associazione di counselor, facendo un bilancio, quali sono le prospettive del counseling in Italia?
Sono 15 anni che Reico è stato fondato, siamo solo al V convegno perché in fino a quattro anni fa non era pratica di questa associazione organizzare eventi di questo tipo. La prospettiva del counseling in Italia è fluida e particolare, ci sono vari fronti, stiamo cercando di dialogare con l’ordine degli psicologi attraverso la Consensus Conference, la ripresa dei lavori al tavolo UNI e diverse altre situazioni. Allo stesso tempo una parte dell’ordine degli psicologi che è dichiaratamente contraria al counseling ci sta facendo la guerra in tutti modi, mentre con la restante parte collaboriamo molto bene. In questo momento stiamo aspettando l’udienza al Consiglio di Stato prevista per l’8 febbraio 2018 in cui si discuterà il ricorso presentato dal Ministero dello Sviluppo Economico avverso la sentenza del Tar del Lazio 13020/2015. Anche se non sarà un passaggio definitivo, poiché non dirà in nessun caso se il counseling è legale o illegale, riservato agli psicologi o no, certamente a livello mediatico costituirà uno snodo importante. Nel frattempo stiamo lavorando sia nel caso in cui sia favorevole sia nel caso che sia a noi sfavorevole”.

Reico è una delle diverse associazioni italiane di counselor professionisti, perché iscriversi a quest’associazione di categoria?
Conviene sempre che un counselor scelga un’associazione professionale di categoria, anche se non obbligatorio, ci sono diversi aspetti positivi quali fare rete, gruppo, identità professionale oltre che essere tutelante nello svolgimento della professione e per lo stesso cliente. In Italia esistono circa 14 associazioni di counselor. Reico ha il primato di essere stata la prima associazione in Italia a essere costituita da counselor, mentre le altre sono nate sotto l’impulso di counselor e psicologi insieme. Reico è una delle associazioni con la quota di iscrizione tra le più concorrenziali in Italia, organizza eventi gratuiti o quasi, si contraddistingue per l’esigua distanza tra la base e i vertici, si articola in commissioni regionali che sono coinvolti attivamente nella vita dell’associazione e insieme ad altre associazioni fa parte di Federcounseling. Inoltre da sempre Reico si occupa di counseling da parte di counselor e questo costituisce, secondo me, una garanzia”.

Al convegno di Bologna ci sono stati diversi interventi di riconoscimento della professione del couselor da parte di psichiatri e psicologi, è possibile un’integrazione tra queste figure che si occupano della cura della persona?
Assolutamente si, l’integrazione è possibile, io ci credo. Sono vent’anni che svolgo la professione di counselor e ho sempre collaborato con psicologi, psicoterapeuti e psichiatri e l’integrazione tra le diverse figure di professionisti spesso si rivela generativa e molto propositiva. C’e una parte della categoria degli psicologi che si oppone, probabilmente a causa di una cattiva informazione su cos’è il counseling, ciò porta a innescare la paura di vedersi rubato il mestiere. In realtà il counselor si integra benissimo con altre figure professionali che anzi stimola e aumenta. Come ho già altre volte detto, facendo un conteggio sulla mia attività io stesso in vent’anni ho inviato quasi un cliente al mese a psicologi, psicoterapeuti e psichiatri”.

La resilienza è stata la tematica del convegno Reico di Bologna, cosa significa per un counselor essere resiliente?
Oggi per un counselor essere resiliente significa andare oltre la paura, come detto durante la tavola rotonda all’interno del convegno, da tante parti viene instillata la paura di non poter essere, di non poter fare, di essere in qualche modo degli abusivi, ma in realtà non c’è e non c’è mai stata una legge che vieti l’attività di counseling, abbiamo sempre operato nella legalità. Essere resilienti oggi per noi counselor significa essere convinti di quello che vogliamo fare e informare molto chiaramente i clienti potenziali di quello che possiamo e di quello che non possiamo fare e quindi andare oltre la paura di eventuali segnalazioni, minacce e azioni terroristiche psicologiche che spesso vengono fatte. In tali eventualità  Reico si rende disponibile a fornire consulenza ai professionisti che abbiano difficoltà di questo tipo”.

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