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Crisi del Cinema Italiano? Le Voci di Verdone, Muccino e Franco Nero

La domanda se il cinema in generale e quello italiano in particolare è in crisi è un quesito che viene ripetuto spesso, ogni volta che si chiude un bilancio e si fa il conto con il calo degli spettatori.

Secondo alcune voci molto dipende dalla pirateria informatica, dalle pratiche di camcording, cioè di registrazione del film direttamente in sala e poi rilasciati sul web; per altri è anche una questione di rinnovamento. Ad esempio il regista Gabriele Muccino, il cinema italiano deve “rimboccarsi le maniche” per tornare a raccontare storie interessanti, rinnovarsi per tornare ad essere uno dei capisaldi della cultura.In occasione del lancio del suo nuovo film Quello che so sull’amore il regista italiano è intervenuto sul Messaggero con un invito agli italiani per un rinnovamento del cinema, per

“imparare a recitare in modo competitivo, a raccontare e a scrivere in modo competitivo”

Di parere leggermente diverso è l’attore, regista e produttore Carlo Verdone che imputa una buona parte di responsabilità alla pirateria ma anche alla crisi economica, che colpisce tutti i settori, compreso quello dell’intrattenimento.

“Gli spettatori sono obbligati a farsi i conti in tasca e concedersi un tot di film l’anno… Inoltre il clima di depressione non aiuta… Non ci si sforza più nel cercare nuove strade.”

Molto drastico è Franco Nero, premiato di recente alla Rassegna Capri Hollywood per la sua lunga carriera. L’attore cult di spaghetti western e serie televisive che ha ispirato anche Tarantino per il suo Django sostiene che “il cinema italiano è malato, ha 41 di febbre“. Le cause sono varie: non ci sono più le grandi produzioni di un tempo, si girano meno pellicole e i soldi incassati al botteghino con i film più commerciali non vengono investiti per finanziare pellicole rilevanti dal punto di vista culturale.
E termina la sua amara disamina con un affondo nei confronti della televisione, “i veri produttori sono i funzionari di Rai, Mediaset e del ministero.”

Intanto sul fronte burocratico il 2012 si è chiuso con la Fapav (Federazione anti-pirateria audiovisiva) che ha cambiato denominazione diventando Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali per esemplificare ancora meglio lo scopo della federazione: la tutela dei contenuti audiovisivi con particolare riferimento al web e ai new media. In pratica lotta senza quartiere alla pirateria, come si evince anche dalla slide che troneggia in testa al sito e che ammonisce con toni allarmistici e cupi che ricordano le vecchie pubblicità anti copia di qualche anno fa.

Speriamo che il 2013 porti una ventata di nuovi film e soprattutto nuove idee, anche se la situazione contingente rischia di dare un brutto colpo al mercato del cinema e un aumento dei biglietti invenduti. Il passaggio obbligato al digitale è una spada di damocle che pende sulla testa di tutte le piccole sale, cinema indipendenti e arene all’aperto sparse per l’Italia che sono la principale fonte di diffusione per la cinematografia d’autore e d’essai e che già oggi stentano ad andare avanti.
L’obbligo di aggiornare il parco macchine porterebbe molte di queste sale alla chiusura, lasciando campo libero alle multisale che, per esigenze di botteghino, preferiscono film dall’incasso sicuro, come i colossal americani o le commediole all’italiana.
Staremo a vedere.

Written by Federico Elboni

Laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Pisa, appassionato di tecnologia (del mondo Apple in particolare), letteratura, psicologia e fotografia, amante del cinema e operatore cinematografico da anni, prima dell'avvento del digitale.
Su Urban Post si occupa di Cinema.
Lavora come project e content manager.

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